Pensieri circolari

se i pensieri vanno dritti spesso sbagliano mira

14/11/08

Lotta di classe

Ma in uno stato in cui si riconosce l'abuso da parte dello stato stesso e allo stesso tempo non lo si persegue la situazione è peggiore che in uno stato in cui l'abuso viene nascosto (magari con vergogna o anche solo perché ritenuto inaccettabile).
L'arroganza del potere che dice alle persone "io faccio quello che voglio di voi" è una sfida bella e buona che se non trova una risposta diventa una conferma.
Ma la risposta dubito che ci sarà.
Dopo tanti anni abbiamo un governo che ha messo in atto la lotta di classe. Le classi alte sono partite all'attacco delle classi basse. Non avendo la forza dei numeri usano la forza del potere ed economica. Da centinaia di anni i ricchi hanno contrastato con un po' di vergogna l'attacco dei poveri che chiedevano giustizia. Adesso lo scenario si è ribaltato. Senza più alcun richiamo etico i ricchi e forti stanno cercando di ripristinare il loro dominio assoluto sui poveri e deboli.
E non trovando alcun tipo di risposta procedono nella direzione del soggiogamento più completo dei loro sudditi e a breve schiavi.
La nonviolenza potrebbe impedirglielo, ma per far questo servirebbe una coscienza che non c'è.

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29/09/08

Mario Segni e il sistema elettorale

Mario Segni, nume tutelare e promotore dei famosi questiti referendari tramite i quali più del 90% delgi italiani si sono fatti prendere per i fondelli negli anni '90, regalando ai gerarchi dei partiti i meccanismi elettorali, ha scritto una lettera al Corriere della Sera del 15/9/2008 per protestare perché veniva riferito che Chicchitto, altro bell'esempio di politico italiano, aveva difeso il sistema elettorale senza preferenze usando gli argomenti usati da Segni ai tempi dei referendum elettorali. E' dal 90 che mi domando se Segni ha dei notevoli problemi di capacità logico formale, come sembrerebbe osservando la sua "folgorante" carriera politica, o se fa finta di essere stupido per prendere meglio per i fondelli la gente. Infatti, nonostante sia più che evidente ormai a tutti che il sistema dei collegi uninominali, soprattutto nella realtà italiana, è stato il meccanismo tramite cui la casta ha eliminato ogni tipo di realtà estranea ai partiti, imponendo i notabili nei collegi blindati e mandando allo sbaraglio, e quindi screditandoli, nei collegi impossibili i rappresentanti della "società civile", e nonostante sia evidente che il sistema di elezione comunale, notevolmente peggiorato con i sistemi regionali, per quanto teoricamente valorizzi le capacità delle persone, in pratica nelle mani dei partiti è stato utilizzato semplicemente per impossessarsi del potere da parte di bande d'affari senza più la minima prospettiva a lungo termine se non quella di arraffare il più possibile nei cinque anni di mandato, sperando al ciclo successivo di non dover lasciare il campo alla banda avversaria, Mario Segni scrive: "Punto centrale di tutta la campagna referendaria fu la rivendicazione del diritto dei cittadini, contro lo strapotere dei partiti. Gli strumenti con cui raggiungemmo l'obiettivo furono il collegio uninominale all'inglese, cancellato dalla legge Calderoli, e l'elezione diretta del sindaco e del governatore."
Il sistema di Calderoli fa veramente schifo, ma ha almeno ridato alle persone la possibilità di far contabilizzare la propria posizione. Ovviamente ciò non modifica la spartizione del potere tra i partiti, visto che la determinazione dei posti non ha quasi relazione alcuna con il voto espresso tra premi e soglie, ma per lo meno ha reso le elezioni una curiosa notazione sociologica, un esercizio di espressione sociale che permette di comprendere quanto sia lontano il volere dei cittadini da coloro che gestiscono il potere, cosa che il sistema a collegio uninominale aveva cancellato lasciando solo la possibilità in poche decine di collegi di sceglire tra il marcio e la muffa.

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10/08/08

Sinergie

Visitando il Museo del Mare di Genova fa bella mostra di sé l'Affresco di Renzo Piano che prevede la completa ristrutturazione dell'area a mare di Cornigliano. In questo periodo si sta anche valutando come utilizzare le aree dell'ILVA dopo la loro trasformazione.
In ogni caso da nessuna parte si sente parlare di un intervento che ad un costo bassissimo potrebbe dare un notevole vantaggio alla città. Nella ridistribuzione degli spazi dell'ILVA sarebbe possibile realizzare con un costo minimo un collegamento ferroviario diretto all'Aereoporto.
Un tale minimo intervento, fattibile senza interferire con nessuna attività attualmente esistente, integrandosi con la ristrutturazione del nodo ferroviario genovese, consentirebbe di integrare l'Aereoporto di Genova nella rete degli aeroporti "milanesi" con tempi di collegamento con mezzi pubblici paragonabili a quelli di Malpensa e Orio al Serio, soprattutto se si arriverà alla realizzazione della nuova linea veloce di valico, ma con una minore vulnerabilità meteotologica dello scalo ligure. Se treni Milano-Genova concludessero la corsa all'aereoporto la disponibilità di voli su Genova potrebbe aumentare notevolmente e ciò renderebbe ragionevole un incremento di corse tra le due città.
Un analogo intervento all'Aeroporto di Pisa, che lo collega ogni mezz'ora al centro di Firenze in un'ora, lo ha fatto diventare uno dei più importanti scali aerei italiani, creando una sinergia che ha fatto convergere su Pisa investimenti e servizi.
A volte basta poco per ottenere molto. Dipende se l'interesse che spinge è o no il bene comune.

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Mani alzate

Purtroppo la distanza non mi permette di partecipare alle azioni della Campagna No Dal Molin e mi devo limitare a leggere i resoconti altrui.
Se da una parte trovo molto valido il cammino che la Campagna contro il Dal Molin sta facendo, mettendo in campo azioni non solo simboliche ma vere Azioni Dirette Nonviolente (ADN) con creatività e determinazione, ho delle perplessità su alcune modalità di azione.
Non so che formazione abbiano avuto le persone che partecipano all'azione, so solo che hanno fatto formazione anche con persone ritenute molto esperte riguardo all'ADN, ma mi pare di vedere ugualmente delle modalità su cui si è riflettuto poco.
Partendo dal resoconto dell'ultima azione di blocco della stazione di Vicenza a conclusione della fiaccolata, se da una parte è molto valida l'azione"situazionista" che raggiunge lo scopo arrivando a occupare i binari per una via secondaria rispondendo dinamicamente alla struttura militare (e quindi statica) delle foze dipolizia, ecco riapparire la mani alzate durante la manifestazione.
La prima volta che sono apparse è stato in una data decisamente infausta, il G8 di Genova. Non so in allora chi ebbe l'idea di andare incontro alla polizia a mani alzate (a volte dipinte di bianco). Avvenne in Piazza Manin dove coloro che facevano riferimento alla nonviolenza che non avevano però avuto nessuna preparazione all'ADN vennero spazzati via dalla violenza di blackblock e polizia. Avvenne durante il corteo del giorno successivo dove vecchi e bambini furono minacciati e colpiti da agenti senza più nessun controllo. Non avvenne in Piazza Portello dove invece altri gruppi con una esperienza di ADN che avevano anche fatto formazione sul tema hanno tenuto l'unico blocco totale che ha avuto successo per tutta la giornata senza subire la violenza né dei black block né della polizia. Se si è vissuto e si studiano le ADN, risulta evidente che il segnale delle mani alzate è un segno di sottomissione che ha lo scopo di disinnescare la violenza di chi attacca se questo ha specularmente paura della violenza che potrebbe subire. Nello scontro in cui le braccia (e le armi) si protendono contro l'altro, il segnale delle mani alzate significa "non ho più intenzione di farti del male", e questo leva il motivo all'attaccante di continuare la sua azione violenta. Nel caso dell'ADN, però, la lettura è del tutto opposta. Nell'ADN chi attacca in maniera violenta non deve sentirsi minacciato da chi fa l'azione e se lo fa è su istigazione o magari sotto l'effetto di alternazioni psicologiche. In ogni caso non c'è inibizione della violenza a causa della paura di subire violenza, ma per una alterazione del rapporto vittima carnefice. Alzare le mani in un caso simile vuol dire riconoscere all'altro, a chi sta facendo violenza, il pieno potere su chi alza le mani, una rinuncia alla propria dignità e ai propri diritti, un affidarsi completamente, come animale sacrificale, all'arbitrio dell'altro. Se invece le mani vengono alzate da una folla che avanza, poi, questo segnale viene trasformato in un segno di minaccia, perché avanzare con le mani alzate contro e non semplicemente verso l'altro trasforma il segnale inibitore della violenza in un segnale di minaccia, rendendolo quindi ambiguo e in altre situazioni non più efficace per inibire la violenza. Altre sono le posture e gli atteggiamenti da tenere durante l'ADN. Ognuna ha un suo significato ed effetto ed è importante tenerne conto e per lo meno avere l'attenzione di riflettere sugli errori passati per evitarne in seguito. L'ADN può avere una componente di sacrificio dove si può anche prevedere di subire violenza, ma deve essere una cosa previste e a cui si è preparati (e non penso che i bambini e le nonne di Vicenza prevedessero di ricevere delle manganellate). Altrimenti si rischia quello che forse è stato il più devastante effetto a catena del G8 di Genova, l'allontanarsi delle persone dall'azione per la paura di trovarsi in situazioni in cui non ci si sente preparati. Adesso la paura dell'imposizione nella vita dei cittadini come a Vicenza, in Valsusa o in altre parti ancora ha nuovamente risvegliato dopo anni la consapevolezza della necessità dell'azione diretta, ma bisogna fare attenzione a non farla svanire sotto le manganellate della polizia.
Penso sia importante riflettere anche sulle modalità concrete di azione. Facendo formazione all'ADN si cerca di solito di affrontare in maniera ragionata anche sugli aspetti psicologici e relazionali perché ne sono componente essenziale. Sicuramente negli ultimi anni il tema della formazione all'ADN e ancor più della formazione dei formatori non è stato affrontato correttamente. Ancora di più quello della relazione tra formazione e ADN. Penso sia importante invece riprenderlo per dare piena efficacia all'ADN come strumento di lotta politica.

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01/05/08

Dimmi quanto dichiari e ti dirò chi sei

Beppe Grillo ha definito quello di Prodi "governo degli imbelli, presuntuosi e deficienti" perché ha messo sul web, come atto finale prima di lasciare il posto al governo Berlusconi, i redditi dichiarati da tutti i contribuenti. Penso che l'ultimo governo Prodi sia stato forse l'unico (e l'ultimo) governo che negli ultimi anni ha provato a dare un senso alla parola legalità. E la legalità deriva per prima cosa dalla trasparenza, molto più che dalla repressione.
Appena è stata fatta una legge per la trasparenza, subito è stata annullata dall'ipocrisia della cosiddetto diritto della privacy.
Sono convinto che nella convivenza non è col segreto che si difendono i diritti (sempre che sia un diritto diventare ricchi, anzi ricchissimi) ma facendo in modo che nessuno abusi delle informazioni.
In Italia abbiamo degli amministratori geniali che, come a Genova, per evitare gli incidenti alle moto su un tratto di strada, invece di evitare le cause degli incidenti proibiscono il transito alle moto. Come dire che per evitare gli incidenti stradali basta proibire la circolazione o per evitare le morti sul lavoro basta evitare di lavorare. Così per evitare che si abusi delle informazioni sensibili basta permettere di nascondere le informazioni, anche se poi le uniche informazioni che rimangono veramente nascoste, più che quelle dicibile sono soprattutto quelle indicibili, perché di solito le altre, se si hanno i soldi, basta comprarle.
Così io non posso utilizzare un indirizzario raccolto informalmente per informare delle iniziative politiche di una associazione o di un gruppo, ma in compenso il mio indirizzo può essere comprato da una banca a cui sono costretto a dare l'assenso per poter aprire il conto senza il quale nessuno può più scambiare un soldo. Io non posso sapere i dati che permettono al figtlio del notaio di passare avanti a mio figlio nella graduatoria dell'asilo, ma posso ricevere ogni sabato due o tre telefonate con l'operatore che mi dice "Lei è il signor Carlo? vorrei proporle una offerta".
Ma la cosa più "anomala" è che Grillo, il paladino della trasparenza, si inalberi perché sul web è possibile sapere che guadagna 4 milioni di euro. Quando ero consigliere comunale c'erano leghisti che facevano gli spedizionieri che denunciavano redditi da fame pur avendo cellulari e macchinoni ma si scandalizzavano che gli zingari potessero avere il telefonino pur essendo poveri, cosa che, secondo loro (i leghisti), testimoniava della loro (degli zingari) vita illegale.

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18/04/08

Insulti nonviolenti

Uno dei più attivi propugnatori della nonviolenza, il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, nel suo bollettino telematico quasi quotidiano ha apostrofato in un suo scritto (http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2008/04/msg00030.html) coloro che pur richiamandosi alla nonviolenza hanno continuato a suggerire di votare per i partiti della sinistra nonostante questi avessero in passato anche votato a favore del finanziamento delle missioni militari all'estero, arrivando a prendersela con chi.
Devo confessare che la cosa mi ha disturbato, e non poco. Non tanto per i contenuti, che posso in buona parte condividere, quanto soprattuto per i modi, che ritengo decisamente poco nonviolenti.
E dico poco nonviolenti non tanto per gli insulti coloriti di cui è infarcito il messaggio (sono abbastanza grande da non turbarmi troppo a sentire apostrofare altre persone con parole come razzista, prostituto, presuntuoso, imbecille, mascalzone, laido, buffone per quanto le trovi decisamente poco nonviolente) quanto per il fatto che questi insulti sono rivolti anche a persone di cui non si condivide l'operato ma che, almeno in teoria, condividono gli scopi politici dichiarati da Sini. Figuriamoci cosa poteva essere detto dei nemici (pardon avversari).
Questo linguaggio nei confronti di chi fino a pochi giorni prima era compagno di strada ma che ha fatto scelte diverse sul piano politico sono il migliore viatico al deserto e alla distruzione. Ciò che ancora più mi ha disturbato è che queste parole siano venute da una persona che per molti aspetti è un punto di riferimento sulla nonviolenza, una persona che fino a non molto tempo fa sapeva dire con molta dignità anche al più duro avversario le cose senza mai cadere nell'offesa ma rimanendo sempre sul piano dei fatti.
Non so se anche io rientro tra i destinatari degli insulti di Sini, visto che mi interesso di formazione alla pace e alla nonviolenza e in alcuni casi anche dalla cattedra, ma non è per fatto personale che parlo. A me interessa che dopo essere tutti insieme riusciti a cancellare ciò che restava di una rappresentanza istituzionale, invece che tirare fendenti agli altri altrettanto moribondi si cerchi insieme non tanto di capire gli errori degli altri, ma i propri errori, cercando, ognuno con le proprie convinzioni, di trovare delle strategie condivisibili dai più per recuperare una rappresentanza politica non fatta tanto di persone ma di credibilità.
Potrei anche io elencare un necrologio di attività politiche e di "vittorie" sul campo conquistate quando altri erano a disquisire sul sesso degli angeli, ma non penso sia necessario. Serve invece che chiunque abbia qualcosa da dire possa sentirsi libero di farlo senza rischiare le reprimenda e gli insulti di noi "vecchie cariatidi della nonviolenza". C'è nessuno che si è accorto che contrariamente a tutti gli anni passati i voti alla Camera sono ancora più reazionari e fascisti di quelli del Senato? Vogliamo continuare a parlare tra di noi vecchi babbioni dicendoci quanto siamo bravi e quanto sono coglioni tutti gli altri o vogliamo provare a riprendere a parlare con i giovani, sempre meno presenti alle varie manifestazioni, assemblee ma anche azioni dei nonviolenti? Anche per questo mi dedico alla formazione in tutte le possibili forme.
Mi farebbe piacere se democraticamente e nonviolentemente queste righe finissero anche nel notevole flusso di informazioni veicolate dal "Centro di ricerca per la pace" per cercare di riportare la dialettica almeno all'interno degli amici della nonviolenza a livelli più confacenti ai suoi principi. In ogni caso spero che altri si attivino per recuperare una capacità di collaborazione tra diversi che il messaggio di Sini, secondo me, mette pesantemente in dubbio.

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Così imparano!

Mi stupisce leggere in alcuni messaggi di elettori di sinistra delle frasi riferite ai politici della sinistra del tipo "SI SONO scavati la fossa con le loro mani" invece che "CI HANNO scavato la fossa con le loro mani", come se quello che è successo riguardasse solo le vite personali e le carriere dei politici trombati.
In molti messaggi, soprattutto di chi si è astenuto, si leggono frasi come se fossero di persone che stanno osservando la terra dalla luna, dispiaciute che gli italiani abbiano la sfortuna di trovarsi con un governo come quello attuale, disquisendo su chi è colpevole di questo increscioso fatto ma quasi come se le conseguenze di quello che gli italiani (e non solo i loro politici) hanno fatto non riguardino chi parla.
Io probabilmente ho un senso di responsabilità troppo sviluppato, ma se mi vado a schiantare contro un muro con la macchina guidata da un ubriaco senza aver evitato che lui guidasse me la prenderei con me stesso per non avergli impedito di guidare anche se ho provato a farlo e tutto rotto e grondando sangue mi consolerei molto poco (sempre che non sia già morto) a pensare "così il guidatore impara!".
Penso che sia necessario cominciare a pensare delle strategie efficaci (e non solo desiderabili) che permettano a noi tutti di recuperare la possibilità di scegliere sul nostro futuro.

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11/04/08

Votare?

Suppongo che andrò a votare ma non so ancora per chi.
Penso che il mio voto non sposti una virgola e quindi ha senso scervellarsi per scegliere cosa votare solo se si intende convincere altri a fare la stessa propria mossa. Per altro per fare questo bisogna avere almeno una idea di quel che si pensa sia meglio fare.
Una certezza che ho, però, è che il non voto abbia significato per un senso di coerenza o nell'intenzione di esprimere un dissenso che convinca altri ad attivarsi per sovvertire il sistema ma, al contrario, lascia del tutto indifferente (se non compiacente) il sistema politico in sé. La degenerazione più drammatica è proprio quella che ha trasformato un sistema che, per quanto rappresentativo, si basava sul consenso, ad un sistema in cui il consenso è quasi superfluo se non fastidioso. Perfino Andreotti si preoccupava se alle manifestazioni c'erano molte persone o se molti non andavano a votare. I politici attuali meno gente vedono attorno ai seggi più contenti sono, perfino se questo ha come conseguenza che non vincono l'elezione (ma riescono ugualmente ad essere eletti).
Quello che sto apprezzando di Veltroni è che fa come se alcuni aspetti di metodo che io ritengo necessari siano importanti. Mi rendo conto che probabilmente sono solo trovate pubblicitarie, ma da un certo punto di vista ritengo già un fatto significativo che vengano fatte certe affermazioni, anche se chi le fa non ci crede e le fa solo per convenienza. Questo mi da almeno la sensazione di potermi confrontare poi sui contenuti (che non condivido).
Finora mi sono trovato ad avere a che fare con personaggi che non solo hanno idee diverse dalle mie ma che ignorano perfino teoricamente le modalità che per me sono importanti per giungere ad un confronto. Nonostante questo non so neppure se voterò PD, SA o SC. Per ognuno ci potrebbe essere un motivo ma non so ancora decidermi.
Grazie al casino del sistema è la prima volta che vado a votare senza aver ben chiaro che differenza può fare avere ognuno dei diversi comportamenti. Questo non mi piace per niente ma il porcellum non me la sento di mettermi a capirlo più di tanto.
La mia considerazione da una parte è che penso che Berlusconi sia peggio di Veltroni sia sui contenuti che sui metodi. Per cui se mi metterò a fare il realista disincantato proverò ad evitare il governo Berlusconi. Non lo faccio solo per me, ma soprattutto per quelli che, come nella tornata precedente, hanno patito un netto peggiornamento della loro esistenza.
E poi votare non mi impedisce in seguito di rompere lo stesso le scatole sia a chi ho votato che agli altri. Magari vince lo stesso Berlusconi, ma in ogni caso, anche se vince Veltroni, continuerò a rompere le scatole, a far fare brutte figure a chi fa procate, anche e forse ancora più se l'ho votato. Diciamo che confido che se c'è Veltroni almeno posso provare a interloquire per cercare di fargli fare le cose che voglio io, altrimenti posso solo protestare senza che nessuno mi consideri.

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20/03/08

Rutelli e le armi

Ci sono persone che cambiano nel tempo e persone che rimangono fedeli a se stessi.
Qui è Francesco Rutelli durante le manifestazioni contro la Mostra Navale Bellica negli anni 80 a Genova. Di quale tipo è secondo voi?

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