Pensieri circolari

se i pensieri vanno dritti spesso sbagliano mira

16/05/08

Passare all'azione

Mi domando cosa ancora dovremo aspettare, noi persone che abbiamo a cuore i diritti e la giustizia, prima di passare all'azione.
E quando parlo di passare all'azione non mi riferisco all'azione politica o all'azione culturale, ma mi riferisco all'azione diretta, quella nonviolenta. Sempre che si abbia chiara la differenza tra le prime e la seconda.

I razzisti e gli sfruttatori, sentendosi anche le mani slegate dalla tornata politica nazi-fascista che sta avanzando non aspettano a passare all'azione diretta, bruciano campi nomadi, ammazzano ragazzi col codino, fanno ronde coi bastoni. Noi continuiamo a parlare di come fare, facciamo analisi, ci indignamo. Ma poi facciamo banchetti, petizioni, firmiamo appelli per chiedere ad altri di agire, ma non agiamo. Aspettiamo che siano le istituzioni a dare delle risposte, e queste, al contrario, con la loro impotenza o la loro connivenza, fanno sentire quelli sempre più con le mani slegate.

Sarà che De André cantava
"Lottavano così come si gioca
i cuccioli del maggio, era normale,
loro avevano il tempo anche per la galera
ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia la stessa primavera..."
ma noi siamo senza più "cuccioli" che hanno il tempo anche per la galera. Li abbiamo lasciati fagocitare dalle curve ultras per cercare uno scontro che in famiglia non c'è più, li abbiamo lasciati educare dalla tv di Sgarbi e del Grande Fratello "che oggi sono stanco e non ho voglia di problemi", li abbiamo lasciati dormire nelle loro stanzette "meglio lì che per strada".
Oltre una certa età si riescono a organizzare conferenze e partiti ma per l'azione diretta serve energia, serve intraprendenza.

Così ci siamo fatti terra bruciata dietro, e continuiamo a parlare di come fare, facciamo analisi, ci indignamo. E poi facciamo banchetti, petizioni, firmiamo appelli per chiedere ad altri di agire, ma non agiamo.
Per un po' ho sperato che i giovani non venissero alle nostre riunioni perché avevano le loro, e mi sono messo a cercarli, ma non li ho trovati, se non rare perle. Non penso che si nascondano, lo spererei.
Li abbiamo abbandonati nella loro precarietà che li incattivisce e li rende cinici senza riuscire ad essere credibili.

Ma se non ci sono i giovani ad agire (o se ci sono, sono a rompere e spaccare) chi altri potrà agire?
Come i lillipuziani di piazza Manin che alzavano le mani sperando che la polizia li difendesse dal black block ci arrendiamo?

La vedo bigia!

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11/04/08

I giovani e gli adulti non credibili

L'altra sera abbiamo visto con altri genitori il film "Caterina va in città". In effetti il film mi ha stimolato non poco pur avendolo già visto pochi mesi fa.
Un po' perché in qualità di professore mi sono immedesimato in molte situazioni del protagonista (anche se spero di non avere un comportamento così odioso come il suo) mi sono sentito interrogato su che tipo di adulto sono io.
A volte mi pare di aver visto negli occhi di mia figlia la stessa espressione tra il preoccupato e l'interrogativo che ha Caterina. Quando ero adolescente i miei genitori erano degli "antagonisti" contro i quali mettermi alla prova. Delle roccie (forse molto di meno di quello che mi apparivano) difficilmente scardinabili. Non mi sono mai posto il dubbio che fossi io a dover dar loro aiuto, a dovermi fare carico delle loro difficoltà, anche perché non sentivo da parte loro l'intenzione di aiutarmi. Ne avevo abbastanza di pensare che io dovevo "difendermi" da loro e dalle loro decisioni per me.
Invece i giovani di adesso si trovano a non percepire più i genitori come antagonisti e quindi si trovano spiazzati a pensare che dovrebbero aiutarli, anche a superare le loro incapacità, pur non sentendosi in grado di farlo. E penso che questo crei in loro un senso di impotenza che va a sommarsi col senso di incertezza per il loro futuro.
In fondo i giovani non trovando più degli antagonisti negli adulti non riescono più a riconoscere in loro delle persone di riferimento. Non sono più il loro opposto, tramite il quale identificarsi, ma non sono neppure la loro guida. Li guardano con sufficienza, sentendoli ancora più incapaci di loro stessi. Non li trovano più credibili ... e si sentono persi.

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