<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493</id><updated>2008-11-14T14:25:09.239+01:00</updated><title type='text'>Pensieri circolari</title><subtitle type='html'>se i pensieri vanno dritti spesso sbagliano mira</subtitle><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/index.htm'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://www.schenone.net/pensieri/atom.xml'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>27</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-3341619491272385434</id><published>2008-11-14T14:22:00.003+01:00</published><updated>2008-11-14T14:25:09.257+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><title type='text'>Lotta di classe</title><content type='html'>Ma in uno stato in cui si riconosce l'abuso da parte dello stato stesso e allo stesso tempo non lo si persegue la situazione è peggiore che in uno stato in cui l'abuso viene nascosto (magari con vergogna o anche solo perché ritenuto inaccettabile).&lt;br /&gt;L'arroganza del potere che dice alle persone "io faccio quello che voglio di voi" è una sfida bella e buona che se non trova una risposta diventa una conferma.&lt;br /&gt;Ma la risposta dubito che ci sarà.&lt;br /&gt;Dopo tanti anni abbiamo un governo che ha messo in atto la lotta di classe. Le classi alte sono partite all'attacco delle classi basse. Non avendo la forza dei numeri usano la forza del potere ed economica. Da centinaia di anni i ricchi hanno contrastato con un po' di vergogna l'attacco dei poveri che chiedevano giustizia. Adesso lo scenario si è ribaltato. Senza più alcun richiamo etico i ricchi e forti stanno cercando di ripristinare il loro dominio assoluto sui poveri e deboli.&lt;br /&gt;E non trovando alcun tipo di risposta procedono nella direzione del soggiogamento più completo dei loro sudditi e a breve schiavi.&lt;br /&gt;La nonviolenza potrebbe impedirglielo, ma per far questo servirebbe una coscienza che non c'è.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/3341619491272385434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=3341619491272385434' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/3341619491272385434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/3341619491272385434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/11/lotta-di-classe.html' title='Lotta di classe'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-4649911471916519386</id><published>2008-09-29T15:51:00.004+02:00</published><updated>2008-10-01T12:05:19.958+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Mario Segni e il sistema elettorale</title><content type='html'>Mario Segni, nume tutelare e promotore dei famosi questiti referendari tramite i quali più del 90% delgi italiani si sono fatti prendere per i fondelli negli anni '90, regalando ai gerarchi dei partiti i meccanismi elettorali, ha scritto una lettera al Corriere della Sera del 15/9/2008 per protestare perché veniva riferito che Chicchitto, altro bell'esempio di politico italiano, aveva difeso il sistema elettorale senza preferenze usando gli argomenti usati da Segni ai tempi dei referendum elettorali. E' dal 90 che mi domando se Segni ha dei notevoli problemi di capacità logico formale, come sembrerebbe osservando la sua "folgorante" carriera politica, o se fa finta di essere stupido per prendere meglio per i fondelli la gente. Infatti, nonostante sia più che evidente ormai a tutti che il sistema dei collegi uninominali, soprattutto nella realtà italiana, è stato il meccanismo tramite cui la casta ha eliminato ogni tipo di realtà estranea ai partiti, imponendo i notabili nei collegi blindati e mandando allo sbaraglio, e quindi screditandoli, nei collegi impossibili i rappresentanti della "società civile", e nonostante sia evidente che il sistema di elezione comunale, notevolmente peggiorato con i sistemi regionali, per quanto teoricamente valorizzi le capacità delle persone, in pratica nelle mani dei partiti è stato utilizzato semplicemente per impossessarsi del potere da parte di bande d'affari senza più la minima prospettiva a lungo termine se non quella di arraffare il più possibile nei cinque anni di mandato, sperando al ciclo successivo di non dover lasciare il campo alla banda avversaria, Mario Segni scrive: "Punto centrale di tutta la campagna referendaria fu la rivendicazione del diritto dei cittadini, contro lo strapotere dei partiti. Gli strumenti con cui raggiungemmo l'obiettivo furono il collegio uninominale all'inglese, cancellato dalla legge Calderoli, e l'elezione diretta del sindaco e del governatore."&lt;br /&gt;Il sistema di Calderoli fa veramente schifo, ma ha almeno ridato alle persone la possibilità di far contabilizzare la propria posizione. Ovviamente ciò non modifica la spartizione del potere tra i partiti, visto che la determinazione dei posti non ha quasi relazione alcuna con il voto espresso tra premi e soglie, ma per lo meno ha reso le elezioni una curiosa notazione sociologica, un esercizio di espressione sociale che permette di comprendere quanto sia lontano il volere dei cittadini da coloro che gestiscono il potere, cosa che il sistema a collegio uninominale aveva cancellato lasciando solo la possibilità in poche decine di collegi di sceglire tra il marcio e la muffa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/4649911471916519386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=4649911471916519386' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/4649911471916519386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/4649911471916519386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/09/mario-segni-e-il-sistema-elettorale.html' title='Mario Segni e il sistema elettorale'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-8671811381284400421</id><published>2008-09-12T14:52:00.005+02:00</published><updated>2008-09-12T16:13:29.792+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='relazioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='comportamento'/><title type='text'>Logica bipolare</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho una maledizione di trovarmi sempre di fronte a persone con logica a due valori: vero/falso, buono/cattivo, giusto/sbagliato, bello/brutto, andare/venire, assieme/separati per finire con sinistra/destra, fascista/antifascista .... che tralascia tutta l'infività di posizioni intermedie.&lt;br /&gt;Penso sia un aspetto proprio della nostra società che ha la sua piena esplicitazione nella logica digitale binaria. Non è una questione di rigidità quando parlo di bianco e nero.&lt;br /&gt;Il ragionamento bipolare leva le sfumature ma non ha necessariaemnti legami con la rigidità. Si può essere bipolari e flessibili o "mediani" e inflessibili. Bipolare e flessibile può significare che se non riesco ad ottenere quello che desidero, che voglio, che mi spetta allora rinuncio a tutto e mi ritiro in buon ordine. Mediano e inflessibile può significare decidere una posizione e non mollarla per niente al mondo, duri e puri senza chiedere niente di più e niente di meno di quello che si vuole.&lt;br /&gt;Entrambe gli atteggiamenti possono avere aspetti negativi, decisamente più il primo che il secondo.&lt;br /&gt;Non è detto che l'ideale sia essere mediani e flessibili, anche quella è un'altra possibilità con rischi. Forse la cosa migliore è avere una metaflessibiltà, cioé essere flessibili tra le diverse intersezioni di bipolarità e flessibilità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/8671811381284400421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=8671811381284400421' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/8671811381284400421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/8671811381284400421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/09/logica-bipolare.html' title='Logica bipolare'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-1695965751059715686</id><published>2008-08-10T12:51:00.004+02:00</published><updated>2008-08-10T12:57:49.187+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Sinergie</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Visitando il Museo del Mare di Genova fa bella mostra di sé l'Affresco di Renzo Piano che prevede la completa ristrutturazione dell'area a mare di Cornigliano. In questo periodo si sta anche valutando come utilizzare le aree dell'ILVA dopo la loro trasformazione.&lt;br /&gt;In ogni caso da nessuna parte si sente parlare di un intervento che ad un costo bassissimo potrebbe dare un notevole vantaggio alla città. Nella ridistribuzione degli spazi dell'ILVA sarebbe possibile realizzare con un costo minimo un collegamento ferroviario diretto all'Aereoporto.&lt;br /&gt;Un tale minimo intervento, fattibile senza interferire con nessuna attività attualmente esistente, integrandosi con la ristrutturazione del nodo ferroviario genovese, consentirebbe di integrare l'Aereoporto di Genova nella rete degli aeroporti "milanesi" con tempi di collegamento con mezzi pubblici paragonabili a quelli di Malpensa e Orio al Serio, soprattutto se si arriverà alla realizzazione della nuova linea veloce di valico, ma con una minore vulnerabilità meteotologica dello scalo ligure. Se treni Milano-Genova concludessero la corsa all'aereoporto la disponibilità di voli su Genova potrebbe aumentare notevolmente e ciò renderebbe ragionevole un incremento di corse tra le due città.&lt;br /&gt;Un analogo intervento all'Aeroporto di Pisa, che lo collega ogni mezz'ora al centro di Firenze in un'ora, lo ha fatto diventare uno dei più importanti scali aerei italiani, creando una sinergia che ha fatto convergere su Pisa investimenti e servizi.&lt;br /&gt;A volte basta poco per ottenere molto. Dipende se l'interesse che spinge è o no il bene comune.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/1695965751059715686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=1695965751059715686' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/1695965751059715686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/1695965751059715686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/08/sinergie.html' title='Sinergie'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-6440872118758594971</id><published>2008-08-10T12:30:00.004+02:00</published><updated>2008-08-10T12:58:29.502+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='azione diretta'/><title type='text'>Mani alzate</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Purtroppo la distanza non mi permette di partecipare alle azioni della Campagna No Dal Molin e mi devo limitare a leggere i resoconti altrui.&lt;br /&gt;Se da una parte trovo molto valido il cammino che la Campagna contro il Dal Molin sta facendo, mettendo in campo azioni non solo simboliche ma vere Azioni Dirette Nonviolente (ADN) con creatività e determinazione, ho delle perplessità su alcune modalità di azione.&lt;br /&gt;Non so che formazione abbiano avuto le persone che partecipano all'azione, so solo che hanno fatto formazione anche con persone ritenute molto esperte riguardo all'ADN, ma mi pare di vedere ugualmente delle modalità su cui si è riflettuto poco.&lt;br /&gt;Partendo dal resoconto dell'ultima azione di blocco della stazione di Vicenza a conclusione della fiaccolata, se da una parte è molto valida l'azione"situazionista" che raggiunge lo scopo arrivando a occupare i binari per una via secondaria rispondendo dinamicamente alla struttura militare (e quindi statica) delle foze dipolizia, ecco riapparire la mani alzate durante la manifestazione.&lt;br /&gt;La prima volta che sono apparse è stato in una data decisamente infausta, il G8 di Genova. Non so in allora chi ebbe l'idea di andare incontro alla polizia a mani alzate (a volte dipinte di bianco). Avvenne in Piazza Manin dove coloro che facevano riferimento alla nonviolenza che non avevano però avuto nessuna preparazione all'ADN vennero spazzati via dalla violenza di blackblock e polizia. Avvenne durante il corteo del giorno successivo dove vecchi e bambini furono minacciati e colpiti da agenti senza più nessun controllo. Non avvenne in Piazza Portello dove invece altri gruppi con una esperienza di ADN che avevano anche fatto formazione sul tema hanno tenuto l'unico blocco totale che ha avuto successo per tutta la giornata senza subire la violenza né dei black block né della polizia. Se si è vissuto e si studiano le ADN, risulta evidente che il segnale delle mani alzate è un segno di sottomissione che ha lo scopo di disinnescare la violenza di chi attacca se questo ha specularmente paura della violenza che potrebbe subire. Nello scontro in cui le braccia (e le armi) si protendono contro l'altro, il segnale delle mani alzate significa "non ho più intenzione di farti del male", e questo leva il motivo all'attaccante di continuare la sua azione violenta. Nel caso dell'ADN, però, la lettura è del tutto opposta. Nell'ADN chi attacca in maniera violenta non deve sentirsi minacciato da chi fa l'azione e se lo fa è su istigazione o magari sotto l'effetto di alternazioni psicologiche. In ogni caso non c'è inibizione della violenza a causa della paura di subire violenza, ma per una alterazione del rapporto vittima carnefice. Alzare le mani in un caso simile vuol dire riconoscere all'altro, a chi sta facendo violenza, il pieno potere su chi alza le mani, una rinuncia alla propria dignità e ai propri diritti, un affidarsi completamente, come animale sacrificale, all'arbitrio dell'altro. Se invece le mani vengono alzate da una folla che avanza, poi, questo segnale viene trasformato in un segno di minaccia, perché avanzare con le mani alzate contro e non semplicemente verso l'altro trasforma il segnale inibitore della violenza in un segnale di minaccia, rendendolo quindi ambiguo e in altre situazioni non più efficace per inibire la violenza. Altre sono le posture e gli atteggiamenti da tenere durante l'ADN. Ognuna ha un suo significato ed effetto ed è importante tenerne conto e per lo meno avere l'attenzione di riflettere sugli errori passati per evitarne in seguito. L'ADN può avere una componente di sacrificio dove si può anche prevedere di subire violenza, ma deve essere una cosa previste e a cui si è preparati (e non penso che i bambini e le nonne di Vicenza prevedessero di ricevere delle manganellate). Altrimenti si rischia quello che forse è stato il più devastante effetto a catena del G8 di Genova, l'allontanarsi delle persone dall'azione per la paura di trovarsi in situazioni in cui non ci si sente preparati. Adesso la paura dell'imposizione nella vita dei cittadini come a Vicenza, in Valsusa o in altre parti ancora ha nuovamente risvegliato dopo anni la consapevolezza della necessità dell'azione diretta, ma bisogna fare attenzione a non farla svanire sotto le manganellate della polizia.&lt;br /&gt;Penso sia importante riflettere anche sulle modalità concrete di azione. Facendo formazione all'ADN si cerca di solito di affrontare in maniera ragionata anche sugli aspetti psicologici e relazionali perché ne sono componente essenziale. Sicuramente negli ultimi anni il tema della formazione all'ADN e ancor più della formazione dei formatori non è stato affrontato correttamente. Ancora di più quello della relazione tra formazione e ADN. Penso sia importante invece riprenderlo per dare piena efficacia all'ADN come strumento di lotta politica.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/6440872118758594971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=6440872118758594971' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/6440872118758594971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/6440872118758594971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/08/mani-alzate.html' title='Mani alzate'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-5254480519176815143</id><published>2008-05-16T15:27:00.007+02:00</published><updated>2008-09-30T19:46:11.359+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='azione diretta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giovani'/><title type='text'>Passare all'azione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi domando cosa ancora dovremo aspettare, noi persone che abbiamo a cuore i diritti e la giustizia, prima di passare all'azione.&lt;br /&gt;E quando parlo di passare all'azione non mi riferisco all'azione politica o all'azione culturale, ma mi riferisco all'azione diretta, quella nonviolenta. Sempre che si abbia chiara la differenza tra le prime e la seconda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I razzisti e gli sfruttatori, sentendosi anche le mani slegate dalla tornata politica nazi-fascista che sta avanzando non aspettano a passare all'azione diretta, bruciano campi nomadi, ammazzano ragazzi col codino, fanno ronde coi bastoni. Noi continuiamo a parlare di come fare, facciamo analisi, ci indignamo. Ma poi facciamo banchetti, petizioni, firmiamo appelli per chiedere ad altri di agire, ma non agiamo. Aspettiamo che siano le istituzioni a dare delle risposte, e queste, al contrario, con la loro impotenza o la loro connivenza, fanno sentire quelli sempre più con le mani slegate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà che De André cantava&lt;br /&gt;"Lottavano così come si gioca&lt;br /&gt;i cuccioli del maggio, era normale,&lt;br /&gt;loro avevano il tempo anche per la galera&lt;br /&gt;ad aspettarli fuori rimaneva&lt;br /&gt;la stessa rabbia la stessa primavera..."&lt;br /&gt;ma noi siamo senza più "cuccioli" che hanno il tempo anche per la galera. Li abbiamo lasciati fagocitare dalle curve ultras per cercare uno scontro che in famiglia non c'è più, li abbiamo lasciati educare dalla tv di Sgarbi e del Grande Fratello "che oggi sono stanco e non ho voglia di problemi", li abbiamo lasciati dormire nelle loro stanzette "meglio lì che per strada".&lt;br /&gt;Oltre una certa età si riescono a organizzare conferenze e partiti ma per l'azione diretta serve energia, serve intraprendenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così ci siamo fatti terra bruciata dietro, e continuiamo a parlare di come fare, facciamo analisi, ci indignamo. E poi facciamo banchetti, petizioni, firmiamo appelli per chiedere ad altri di agire, ma non agiamo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per un po' ho sperato che i giovani non venissero alle nostre riunioni perché avevano le loro, e mi sono messo a cercarli, ma non li ho trovati, se non rare perle. Non penso che si nascondano, lo spererei.&lt;br /&gt;Li abbiamo abbandonati nella loro precarietà che li incattivisce e li rende cinici senza riuscire ad essere credibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se non ci sono i giovani ad agire (o se ci sono, sono a rompere e spaccare) chi altri potrà agire?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come i lillipuziani di piazza Manin che alzavano le mani sperando che la polizia li difendesse dal black block ci arrendiamo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vedo bigia!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/5254480519176815143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=5254480519176815143' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/5254480519176815143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/5254480519176815143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/05/passare-allazione.html' title='Passare all&apos;azione'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-6535639629772843512</id><published>2008-05-01T11:51:00.005+02:00</published><updated>2008-07-30T14:29:33.181+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='privacy'/><title type='text'>Dimmi quanto dichiari e ti dirò chi sei</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Beppe Grillo ha definito quello di Prodi "governo degli imbelli, presuntuosi e deficienti" perché ha messo sul web, come atto finale prima di lasciare il posto al governo Berlusconi, i redditi dichiarati da tutti i contribuenti. Penso che l'ultimo governo Prodi sia stato forse l'unico (e l'ultimo) governo che negli ultimi anni ha provato a dare un senso alla parola legalità. E la legalità deriva per prima cosa dalla trasparenza, molto più che dalla repressione.&lt;br /&gt;Appena è stata fatta una legge per la trasparenza, subito è stata annullata dall'ipocrisia della cosiddetto diritto della privacy.&lt;br /&gt;Sono convinto che nella convivenza non è col segreto che si difendono i diritti (sempre che sia un diritto diventare ricchi, anzi ricchissimi) ma facendo in modo che nessuno abusi delle informazioni.&lt;br /&gt;In Italia abbiamo degli amministratori geniali che, come a Genova, per evitare gli incidenti alle moto su un tratto di strada, invece di evitare le cause degli incidenti proibiscono il transito alle moto. Come dire che per evitare gli incidenti stradali basta proibire la circolazione o per evitare le morti sul lavoro basta evitare di lavorare. Così per evitare che si abusi delle informazioni sensibili basta permettere di nascondere le informazioni, anche se poi le uniche informazioni che rimangono veramente nascoste, più che quelle dicibile sono soprattutto quelle indicibili, perché di solito le altre, se si hanno i soldi, basta comprarle.&lt;br /&gt;Così io non posso utilizzare un indirizzario raccolto informalmente per informare delle iniziative politiche di una associazione o di un gruppo, ma in compenso il mio indirizzo può essere comprato da una banca a cui sono costretto a dare l'assenso per poter aprire il conto senza il quale nessuno può più scambiare un soldo. Io non posso sapere i dati che permettono al figtlio del notaio di passare avanti a mio figlio nella graduatoria dell'asilo, ma posso ricevere ogni sabato due o tre telefonate con l'operatore che mi dice "Lei è il signor Carlo? vorrei proporle una offerta".&lt;br /&gt;Ma la cosa più "anomala" è che Grillo, il paladino della trasparenza, si inalberi perché sul web è possibile sapere che guadagna 4 milioni di euro. Quando ero consigliere comunale c'erano leghisti che facevano gli spedizionieri che denunciavano redditi da fame pur avendo cellulari e macchinoni ma si scandalizzavano che gli zingari potessero avere il telefonino pur essendo poveri, cosa che, secondo loro (i leghisti), testimoniava della loro (degli zingari) vita illegale.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/6535639629772843512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=6535639629772843512' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/6535639629772843512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/6535639629772843512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/05/dimmi-quanto-dichiari-e-ti-dir-chi-sei.html' title='Dimmi quanto dichiari e ti dirò chi sei'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-2992936908546196373</id><published>2008-04-28T14:07:00.005+02:00</published><updated>2008-09-12T15:12:32.705+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='uguaglianza uomo donna'/><title type='text'>Ecologia, nonviolenza e femminismo?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nelle settimane scorse si è messo in moto un processo che ha portato alla formazione di una "RETE di donne e uomini per l'ECOLOGIA, il FEMMINISMO, la NONVIOLENZA".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con tutto il rispetto per le femministe, le prime due discriminanti della rete mi trovano affine, direi quasi che mi attirano, ma la terza mi trova parecchio distante. Non sono e non intendo diventare femminista come non sono e non intendo diventare maschilista o calvista o occhio celestista, anche se nelle categorie dei maschi, dei calvi e dei cerulei io rientri a tutti gli effetti perché non trovo corretto discriminare, cioé distinguere, trattare diversamente, le persone sulla base delle loro caratteristiche fisiche. Lascio a voi definire la discriminazione basata su aspetti fisici. Con questa frase mi attirerò sicuramente le ire e l'indignazione di molti, ma non vorrei che questa mia affermazione venisse presa come una provocazione o peggio come una battuta. Non voglio negare le differenze, non voglio negare che nella nostra società vi siano discriminazioni sulla base delle caratteristiche fisiche, siano esser il colore della pelle o il sesso, ma anzi proprio per questo vorrei evitare di confermare queste anomalie pensando di contrastarle. Mi risulta ovvio che in questo frangente culturale la difesa dei diritti delle donne è ancora, e forse ancora di più, una questione cruciale, ma, come esempio per farmi capire, trovo aberrante che i Comuni, anche dietro spinte femministe, attuino"politiche di sostegno alle madri" invece che "politiche di sostegno ai genitori" principalmente perché trovo ghettizzante dare anche nel linguaggio per scontato che sia la donna ad essere aiutata, confermando implicitamente il pensiero che la cura dei figli è esclusiva competenza delle donne. E quando l'ho fatto notare ad agguerrite femministe neppure si rendevano conto che difendendo i diritti delle donne in quella maniera invece che difendendo i diritti di quelle donne in qualità di genitori realizzavano ciò contro cui loro lottavano. Se penso che nonviolenza ed ecologismo sono due facce delle stessa medaglia, non altrettanto penso riguardo alle prime due e il femminismo, mi limito a pensare alle diversità che all'interno della nonviolenza ci sono sempre state sul tema dell'aborto. Può esserci un femminismo nonviolento come può esserci una anarchia nonviolenta, ma dare per scontata la contiguità mi pare foriero di difficoltà notevoli in futuro. Vado a prendere e portare i miei figli, faccio da mangiare alla famiglia, mi prendo cura della casa regolarmente ma non sono femminista, come pure vado a lavorare, col mio stipendio contribuisco a mantenere la famiglia, guido la macchina ma non sono maschilista e mi chiedo se anche questa volta mi troverò ad essere un border line, né carne né pesce, mezzo adepto e mezzo rinnegato perché non aderisco a tutte le etichette in cui vengono ristretti i processi politici da chi lancia gli appelli? Mi dispiacerebbe molto anche perché tutto ciò che è scritto nel documento di lancio della Rete lo condivido pienamente, anche l'intenzione di essere contro il maschilismo. :-)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/2992936908546196373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=2992936908546196373' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/2992936908546196373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/2992936908546196373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/04/ecologia-nonviolenza-e-femminismo.html' title='Ecologia, nonviolenza e femminismo?'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-2746260811081606540</id><published>2008-04-18T16:45:00.003+02:00</published><updated>2008-05-03T14:54:55.491+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><title type='text'>Insulti nonviolenti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Uno dei più attivi propugnatori della nonviolenza, il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, nel suo bollettino telematico quasi quotidiano ha apostrofato in un suo scritto (&lt;a href="http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2008/04/msg00030.html"&gt;http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2008/04/msg00030.html&lt;/a&gt;) coloro che pur richiamandosi alla nonviolenza hanno continuato a suggerire di votare per i partiti della sinistra nonostante questi avessero in passato anche votato a favore del finanziamento delle missioni militari all'estero, arrivando a prendersela con chi.&lt;br /&gt;Devo confessare che la cosa mi ha disturbato, e non poco. Non tanto per i contenuti, che posso in buona parte condividere, quanto soprattuto per i modi, che ritengo decisamente poco nonviolenti.&lt;br /&gt;E dico poco nonviolenti non tanto per gli insulti coloriti di cui è infarcito il messaggio (sono abbastanza grande da non turbarmi troppo a sentire apostrofare altre persone con parole come razzista, prostituto, presuntuoso, imbecille, mascalzone, laido, buffone per quanto le trovi decisamente poco nonviolente) quanto per il fatto che questi insulti sono rivolti anche a persone di cui non si condivide l'operato ma che, almeno in teoria, condividono gli scopi politici dichiarati da Sini. Figuriamoci cosa poteva essere detto dei nemici (pardon avversari).&lt;br /&gt;Questo linguaggio nei confronti di chi fino a pochi giorni prima era compagno di strada ma che ha fatto scelte diverse sul piano politico sono il migliore viatico al deserto e alla distruzione. Ciò che ancora più mi ha disturbato è che queste parole siano venute da una persona che per molti aspetti è un punto di riferimento sulla nonviolenza, una persona che fino a non molto tempo fa sapeva dire con molta dignità anche al più duro avversario le cose senza mai cadere nell'offesa ma rimanendo sempre sul piano dei fatti.&lt;br /&gt;Non so se anche io rientro tra i destinatari degli insulti di Sini, visto che mi interesso di formazione alla pace e alla nonviolenza e in alcuni casi anche dalla cattedra, ma non è per fatto personale che parlo. A me interessa che dopo essere tutti insieme riusciti a cancellare ciò che restava di una rappresentanza istituzionale, invece che tirare fendenti agli altri altrettanto moribondi si cerchi insieme non tanto di capire gli errori degli altri, ma i propri errori, cercando, ognuno con le proprie convinzioni, di trovare delle strategie condivisibili dai più per recuperare una rappresentanza politica non fatta tanto di persone ma di credibilità.&lt;br /&gt;Potrei anche io elencare un necrologio di attività politiche e di "vittorie" sul campo conquistate quando altri erano a disquisire sul sesso degli angeli, ma non penso sia necessario. Serve invece che chiunque abbia qualcosa da dire possa sentirsi libero di farlo senza rischiare le reprimenda e gli insulti di noi "vecchie cariatidi della nonviolenza". C'è nessuno che si è accorto che contrariamente a tutti gli anni passati i voti alla Camera sono ancora più reazionari e fascisti di quelli del Senato? Vogliamo continuare a parlare tra di noi vecchi babbioni dicendoci quanto siamo bravi e quanto sono coglioni tutti gli altri o vogliamo provare a riprendere a parlare con i giovani, sempre meno presenti alle varie manifestazioni, assemblee ma anche azioni dei nonviolenti? Anche per questo mi dedico alla formazione in tutte le possibili forme.&lt;br /&gt;Mi farebbe piacere se democraticamente e nonviolentemente queste righe finissero anche nel notevole flusso di informazioni veicolate dal "Centro di ricerca per la pace" per cercare di riportare la dialettica almeno all'interno degli amici della nonviolenza a livelli più confacenti ai suoi principi. In ogni caso spero che altri si attivino per recuperare una capacità di collaborazione tra diversi che il messaggio di Sini, secondo me, mette pesantemente in dubbio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/2746260811081606540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=2746260811081606540' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/2746260811081606540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/2746260811081606540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/04/insulti-nonviolenti.html' title='Insulti nonviolenti'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-5431795692059075768</id><published>2008-04-18T16:37:00.004+02:00</published><updated>2008-05-03T14:50:50.058+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Così imparano!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mi stupisce leggere in alcuni messaggi di elettori di sinistra delle frasi riferite ai politici della sinistra del tipo "SI SONO scavati la fossa con le loro mani" invece che "CI HANNO scavato la fossa con le loro mani", come se quello che è successo riguardasse solo le vite personali e le carriere dei politici trombati.&lt;br /&gt;In molti messaggi, soprattutto di chi si è astenuto, si leggono frasi come se fossero di persone che stanno osservando la terra dalla luna, dispiaciute che gli italiani abbiano la sfortuna di trovarsi con un governo come quello attuale, disquisendo su chi è colpevole di questo increscioso fatto ma quasi come se le conseguenze di quello che gli italiani (e non solo i loro politici) hanno fatto non riguardino chi parla.&lt;br /&gt;Io probabilmente ho un senso di responsabilità troppo sviluppato, ma se mi vado a schiantare contro un muro con la macchina guidata da un ubriaco senza aver evitato che lui guidasse me la prenderei con me stesso per non avergli impedito di guidare anche se ho provato a farlo e tutto rotto e grondando sangue mi consolerei molto poco (sempre che non sia già morto) a pensare "così il guidatore impara!".&lt;br /&gt;Penso che sia necessario cominciare a pensare delle strategie efficaci (e non solo desiderabili) che permettano a noi tutti di recuperare la possibilità di scegliere sul nostro futuro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/5431795692059075768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=5431795692059075768' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/5431795692059075768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/5431795692059075768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/04/mi-stupisce-leggere-in-alcuni-messaggi.html' title='Così imparano!'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-722287226442366667</id><published>2008-04-11T19:12:00.004+02:00</published><updated>2008-04-12T14:28:35.217+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento'/><title type='text'>Al non voto, al non voto, o no?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nei giorni subito prima delle elezioni è girato sulle mailing list movimentiste, tendenzialmente "di sinistra", un messaggio che invitava con dovizia di particolari come non votare, facendolo anche verbalizzare al seggio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il messaggio che invitava a non votare era del fantomatico "rf" e proviva da un indirizzo di numerica.it .&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Provando a visitare il sito &lt;a href="http://www.numerica.it/"&gt;http://www.numerica.it/&lt;/a&gt; si poteva notare molte cose interessanti. La prima era che "numerica" è una agenzia pubblicitaria. La seconda è che si veniva rimandati su un portale nel quale le pubblicità erano preponderantemente schierate per lo schieramento di centro destra.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Penso che coloro che hanno intenzione di non votare dovrebbero dedicare un po' di tempo ad iscriversi alle mailing list berlusconiane, casiniane, finiane e storaciane e cercare di convincere dell'utilità del non voto anche i lettori di quelle liste. Farebbero due opere meritorie: una, dal loro punto di vista, di aumentare il numero di non votanti che mettono in discussione il sistema, e l'altra di ridurre il rischio di far eleggere come governo uno ancora peggiore di quello messo in piedi da una ipotetica coalizione Bertinotti/VW.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa volta il solerte "rf" si è dimenticato di dissimulare il suo indirizzo, cosa che probabilmente eviterà la prossima volta. Resta il fatto che conviene sempre essere come agnelli in mezzo ai lupi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/722287226442366667/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=722287226442366667' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/722287226442366667'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/722287226442366667'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/04/al-non-voto-al-non-voto.html' title='Al non voto, al non voto, o no?'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-288472166277062102</id><published>2008-04-11T19:04:00.004+02:00</published><updated>2008-04-11T19:11:18.602+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='adolescenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giovani'/><title type='text'>I giovani e gli adulti non credibili</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L'altra sera abbiamo visto con altri genitori il film "Caterina va in città". In effetti il film mi ha stimolato non poco pur avendolo già visto pochi mesi fa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un po' perché in qualità di professore mi sono immedesimato in molte situazioni del protagonista (anche se spero di non avere un comportamento così odioso come il suo) mi sono sentito interrogato su che tipo di adulto sono io.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A volte mi pare di aver visto negli occhi di mia figlia la stessa espressione tra il preoccupato e l'interrogativo che ha Caterina. Quando ero adolescente i miei genitori erano degli "antagonisti" contro i quali mettermi alla prova. Delle roccie (forse molto di meno di quello che mi apparivano) difficilmente scardinabili. Non mi sono mai posto il dubbio che fossi io a dover dar loro aiuto, a dovermi fare carico delle loro difficoltà, anche perché non sentivo da parte loro l'intenzione di aiutarmi. Ne avevo abbastanza di pensare che io dovevo "difendermi" da loro e dalle loro decisioni per me.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Invece i giovani di adesso si trovano a non percepire più i genitori come antagonisti e quindi si trovano spiazzati a pensare che dovrebbero aiutarli, anche a superare le loro incapacità, pur non sentendosi in grado di farlo. E penso che questo crei in loro un senso di impotenza che va a sommarsi col senso di incertezza per il loro futuro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In fondo i giovani non trovando più degli antagonisti negli adulti non riescono più a riconoscere in loro delle persone di riferimento. Non sono più il loro opposto, tramite il quale identificarsi, ma non sono neppure la loro guida. Li guardano con sufficienza, sentendoli ancora più incapaci di loro stessi. Non li trovano più credibili ... e si sentono persi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/288472166277062102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=288472166277062102' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/288472166277062102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/288472166277062102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/04/i-giovani-e-gli-adulti-non-credibili.html' title='I giovani e gli adulti non credibili'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-8738724449372226943</id><published>2008-04-11T18:56:00.003+02:00</published><updated>2008-04-11T19:03:52.675+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Votare?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Suppongo che andrò a votare ma non so ancora per chi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Penso che il mio voto non sposti una virgola e quindi ha senso scervellarsi per scegliere cosa votare solo se si intende convincere altri a fare la stessa propria mossa. Per altro per fare questo bisogna avere almeno una idea di quel che si pensa sia meglio fare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una certezza che ho, però, è che il non voto abbia significato per un senso di coerenza o nell'intenzione di esprimere un dissenso che convinca altri ad attivarsi per sovvertire il sistema ma, al contrario, lascia del tutto indifferente (se non compiacente) il sistema politico in sé. La degenerazione più drammatica è proprio quella che ha trasformato un sistema che, per quanto rappresentativo, si basava sul consenso, ad un sistema in cui il consenso è quasi superfluo se non fastidioso. Perfino Andreotti si preoccupava se alle manifestazioni c'erano molte persone o se molti non andavano a votare. I politici attuali meno gente vedono attorno ai seggi più contenti sono, perfino se questo ha come conseguenza che non vincono l'elezione (ma riescono ugualmente ad essere eletti).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che sto apprezzando di Veltroni è che fa come se alcuni aspetti di metodo che io ritengo necessari siano importanti. Mi rendo conto che probabilmente sono solo trovate pubblicitarie, ma da un certo punto di vista ritengo già un fatto significativo che vengano fatte certe affermazioni, anche se chi le fa non ci crede e le fa solo per convenienza. Questo mi da almeno la sensazione di potermi confrontare poi sui contenuti (che non condivido).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Finora mi sono trovato ad avere a che fare con personaggi che non solo hanno idee diverse dalle mie ma che ignorano perfino teoricamente le modalità che per me sono importanti per giungere ad un confronto. Nonostante questo non so neppure se voterò PD, SA o SC. Per ognuno ci potrebbe essere un motivo ma non so ancora decidermi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Grazie al casino del sistema è la prima volta che vado a votare senza aver ben chiaro che differenza può fare avere ognuno dei diversi comportamenti. Questo non mi piace per niente ma il porcellum non me la sento di mettermi a capirlo più di tanto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La mia considerazione da una parte è che penso che Berlusconi sia peggio di Veltroni sia sui contenuti che sui metodi. Per cui se mi metterò a fare il realista disincantato proverò ad evitare il governo Berlusconi. Non lo faccio solo per me, ma soprattutto per quelli che, come nella tornata precedente, hanno patito un netto peggiornamento della loro esistenza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E poi votare non mi impedisce in seguito di rompere lo stesso le scatole sia a chi ho votato che agli altri. Magari vince lo stesso Berlusconi, ma in ogni caso, anche se vince Veltroni, continuerò a rompere le scatole, a far fare brutte figure a chi fa procate, anche e forse ancora più se l'ho votato. Diciamo che confido che se c'è Veltroni almeno posso provare a interloquire per cercare di fargli fare le cose che voglio io, altrimenti posso solo protestare senza che nessuno mi consideri.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/8738724449372226943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=8738724449372226943' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/8738724449372226943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/8738724449372226943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/04/votare.html' title='Votare?'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-1657964076152839809</id><published>2008-03-22T17:16:00.004+01:00</published><updated>2008-03-24T11:23:49.301+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='paura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='terrorismo'/><title type='text'>Rischio terroristico e altri rischi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Per aumentare, almeno teoricamente, la sicurezza delle popolazioni occidentali, vengono adottate misure restrittive, anche drastiche, che incidono sui diritti civili. Facendo un piccolo calcolo statistico, dato che la probabilita’ di morire per un attentato e’ dalle 100 alle 1000 volte minore che di morire per un incidente stradale, le misure restrittive relative dovrebbero avere una incidenza analogamente piu’ drastica. In altre parole se ragionassero per gli incidenti stradali come per il terrorismo, i governanti dovrebbero impedire i viaggi su mezzi personali e limitare gli spostamenti sui mezzi pubblici a non piu’ di uno al mese.&lt;br /&gt;Questo è il concetto di fobia: considerare una cosa molto più pericolosa delle altre oggettivamente più pericolose.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/1657964076152839809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=1657964076152839809' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/1657964076152839809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/1657964076152839809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/rischio-terroristico-e-altri-rischi.html' title='Rischio terroristico e altri rischi'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-5989262902302776515</id><published>2008-03-20T19:43:00.005+01:00</published><updated>2008-03-20T19:46:18.493+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='diarchia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='uguaglianza uomo donna'/><title type='text'>La diarchia: un uomo e una donna</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Forse puo' interessare sapere che in Italia c'e' un'associazione nelle cui regole esiste gia' il concetto di "50 e 50" tra uomini e donne. Negli scout dell'Agesci e' prevista dal 1974 la diarchia, cioe' che tutte le cariche associative devono essere coperte in coppia da un uome e una donna. Anche nel Consiglio generale i rappresentanti delle regioni devono essere eletti riservando una percentuale del 30% non alle donne ma al sesso minoritario, prevedendo anche la possibilita' che sia minoritario quello maschile. Bisogna riconoscere che nonostante cio' non e' cosi' raro che rimanga scoperto il ruolo femminile (anche se a volte rimane scoperto anche quello maschile) ma in generale entrambi i ruoli sono regolarmente ricoperti. Se tutte le associazioni di volontariato, le onlus, le ong, i partiti e tutte quelle strutture sociale che propongono l'equivalenza tra uomini e donne cominciassero ad adottare simili criteri, forse le cose comincerebbero a migliorare e sarebbe piu' facile e credibile proporlo anche in contesti piu' generali come i parlamenti e le elezioni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/5989262902302776515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=5989262902302776515' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/5989262902302776515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/5989262902302776515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/la-diarchia-un-uomo-e-una-donna.html' title='La diarchia: un uomo e una donna'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-8937826196959744219</id><published>2008-03-20T18:59:00.004+01:00</published><updated>2008-10-01T11:46:19.060+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='privacy'/><title type='text'>Riflessioni sulla privacy</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Spesso si sente parlare di "diritto" alla privacy, tanto che come garanti nell'Autorità sulla Privacy hanno messo dei paladini dei diritti.&lt;br /&gt;Non ho mai creduto che la privacy fosse un diritto. Non ho mai ritenuto il segreto qualcosa di positivo e ho sempre diffidato di chi aveva dei segreti da tenere. Non penso che sia un diritto nascondere le informazioni ma è un diritto che non si abusi delle informazioni che si hanno a disposizione.&lt;br /&gt;Se sono omosessuale, cattolico, ateo, mussulmano, comunista o leghista devo avere il diritto di esserlo senza subire conseguenza negative, e non devo essere costretto a esplicitarlo, potendo scegliere di divulgare o meno l'informazione, ma da qui ad affermare il diritto alla privacy per cui se qualcuno viene a sapere che sono omosessuale, cattolico, ateo, mussulmano, comunista o fascista o qualsiasi altra cosa derivante da una mia scelta deve fare finta di non saperlo ce ne corre.&lt;br /&gt;Dire che il segreto è un diritto è l'accettazione della sconfitta di una società che non riesce a aiutare chi è in condizione di debolezza e spera di ridurre i danni nascondendone la causa ma rischiando di crearne altri.&lt;br /&gt;Il fatto è che il cosiddetto "diritto alla privacy" è diventato di moda ultimamente grazie ad un'abile gioco di parole che ha fatto diventare prezioso ciò che fino a non molto tempo prima non lo era. Nel '68 si arrivava ad affermare che "il privato è pubblico" ma una saggia regia ha instillato l'individualismo in ognuno di noi a tal punto da farci credere un diritto la secretazione perfino del pubblico.&lt;br /&gt;Ai tempi in cui anche fare una fotocopia era questione non semplice e raccogliere e diffondere informazioni era cosa concessa solo a pochi potenti nessuno parlava d privacy. Quando poi, anche grazie alle tecnologie, la raccolta e diffusione delle informazioni è diventata cosa a portata di tutti, allora chi ha potere, politico, economico, burocratico, giudiziario, ha pensato bene di recuperare quello che stava perdendo inventando il "diritto alla privacy" con una legge che, per esempio, come minimo fa diventare a pagamento l'informazione che altrimenti potrebbe essere acquisita gratis. Io sono arrivato a ricevere fino a tre telefonate nello stesso giorno dallo stesso gestore di telecomunicazioni per farmi delle offerte, nonostante abbia richiesto diverse volte di essere cancellato dai loro elenchi e aver scritto senza aver risposta all'Autority sulla privacy. Intanto io i soldi per pagare un avvocato per una questione del genere non li ho e i miei dati possono essere venduti ad altri call center dato che forse ho firmato anche una piccola clausola accessoria confusa tra quelle "per la privacy" necessarie per vedermi accettato il contratto. Ma se un bed and breakfast si conserva l'informazione sulla stanza in cui sono stati alloggiati i diversi clienti, magari per potergliela proporre la prossima volta che vengono ospitati, può trovarsi a dover pagare alcune migliaia di euro di multa.&lt;br /&gt;Per di più questa legge è stata concepita per aiutare coloro che i loro segreti li sanno usare molto bene contro gli altri.&lt;br /&gt;Tutela perfettamente chi ha intenzione di fare cose non lecite di nascosto (provate a capire quali sono i proprietari di certe società) ma allo stesso tempo lascia la possibilità a chi ha potere di avere tutti i vostri dati (provate a farvi mandare qualche migliaio di euro senza avere un conto corrente e ad aprire un conto corrente senza dare tutti i vostri dati oppure ditemi cosa provate quando vi viene contestato da agenti di polizia che avete partecipato alcuni anni prima ad una riunione politica a trecento chilometri da casa vostra, come è capitato a me).&lt;br /&gt;Per non parlare delle persone che, per esempio, sono morte non avendo ricevuto soccorso in tempo perché chi avrebbe potuto fornire informazioni a chi voleva aiutarli si bloccava di fronte alla privacy (provate a telefonare ad un ospedale per sapere se c'è ricoverato un vostro amico che non è tornato a casa da una gita e che invece è in fondo a un canalone, l'unica cosa è chiamare in ogni caso il 118 o il 113, anche se il vostro amico fosse al bar sotto casa, e sperare nella solerzia dei soccorsi).&lt;br /&gt;Adesso che, anche tramite Internet, sarebbe molto più facile recuperare e diffondere informazioni sulle persone e sui fatti, ci si trincera dietro la privacy per rifiutarle a chi, in fondo, ne avrebbe diritto anche per tutelare i propri diritti (provate a scoprire che ISEE ha presentato il notaio il cui figlio è prima del vostro nella graduatoria dell'asilo). Allo stesso tempo si è messa una normativa che sta come una spada di Damocle sulla testa di chi vorrebbe diffondere il più possibile l'informazione per rendere partecipe le persone della loro vita (provate a vedere cosa rischia chi spedisce un volantino a coloro che hanno firmato con indirizzo una petizione contro una ingiustizia).&lt;br /&gt;La legge sulla privacy penso che sia la formalizzazione del nuovo credo imperante nella nostra società: il "fatti i fatti tuoi" che è l'esatto opposto dell'"I Care" di don Milani. E' il primo dei comandamenti della nuova religione i cui templi sono gli ipermercati e i sacerdoti i broker borsistici e le litanie i listini delle borse.&lt;br /&gt;Nessuno deve sapere cosa fanno gli altri, tutto il potere dell'informazione deve rimanere in mano di pochi che lo controllano a loro piacimento, usando dell'informazione legalmente detenuta (spesso semplicemente comprata a suon di euro). Tutti gli altri non possono procurarsela liberamente, a prescindere dallo scopo per cui ciò viene fatto.&lt;br /&gt;Ho sempre pensato che chi ha dei segreti ha qualcosa di cui si vergognerebbe o si dovrebbe vergognare.&lt;br /&gt;Nel primo caso, se non ce n'è motivo è meglio che si sappia pubblicamente in modo da liberarlo dalla sua oppressione, ma se c'è motivo di vergognarsi e giusto che si sappia perché ognuno possa decidere come affrontarlo, pur nel pieno rispetto dei suoi diritti.&lt;br /&gt;Se i segreti servono per difendere i propri diritti, allora è meglio pretendere che i diritti vengano rispettati e non accontentarsi di poterne godere solo perché si sfugge a chi li nega. Se ho la coscienza a posto non ho bisogno di segreti, se non faccio niente di male perché non posso fare tutto alla luce del sole? Non si sta parlando di sentimenti, per quanto anche quelli sarebbe bello se tutti sapessero esprimerli senza paura, ma di dati di fatto.&lt;br /&gt;Perché non far sapere quanto si guadagna, se si prende uno stipendio che non è un furto e non si ha intenzione di evadere il fisco? Perché nascondere una malattia, visto che non è una colpa ammalarsi, ma la legge deve punire chi nega dei diritti a chi è malato? Perché nascondere i propri dati personali, se non si è fatto nulla di male agli altri? Perché nascondere le proprie relazioni con altre persone, se si ritengono lecite? Può succedere che un pentito debba tenere nascosta la sua residenza per le minaccie della malavita ma qui non si tratta di privacy ma di incolumità personale, può succedere che un malato di AIDS venga discriminato ma anche in questo caso non è questione di privacy ma di diritti violati che vanno fatti rispettare da chi li nega. Rispetto a casi come questi la società, invece di proteggere la vita in segreto dovrebbe proteggere la vita in pubblico facendo in modo che ognuno abbia diritto a vivere la propria vita non perché è nascosta a tutti ma perché tutti la rispettano.&lt;br /&gt;Ma questa, purtroppo, è tutta un'altra storia.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/8937826196959744219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=8937826196959744219' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/8937826196959744219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/8937826196959744219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/riflessioni-sulla-privacy.html' title='Riflessioni sulla privacy'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-25318201680007845</id><published>2008-03-20T11:45:00.005+01:00</published><updated>2008-03-21T09:23:17.298+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='commercio armi'/><title type='text'>Rutelli e le armi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ci sono persone che cambiano nel tempo e persone che rimangono fedeli a se stessi.&lt;br /&gt;Qui è Francesco Rutelli durante le manifestazioni contro la Mostra Navale Bellica negli anni 80 a Genova. Di quale tipo è secondo voi?&lt;br /&gt;&lt;object height="350" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/kxS6Itpm6PI"&gt;&lt;br /&gt;   &lt;embed src="http://www.youtube.com/v/kxS6Itpm6PI" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350"&gt;&lt;/embed&gt;  &lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/25318201680007845/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=25318201680007845' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/25318201680007845'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/25318201680007845'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/ci-sono-persone-che-cambiano-nel-tempo.html' title='Rutelli e le armi'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-5622933333097024468</id><published>2008-03-15T19:14:00.004+01:00</published><updated>2008-03-20T19:58:37.268+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='movimento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='g8'/><title type='text'>Il mio G8 e la gestione del potere nel movimento</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ho iniziato nel Gennaio del 2000, quindi un anno e mezzo prima, a fare le prime riunioni per organizzare l'opposizione al G8. Fin dall'inizio invece di porre l'attenzione sulle possibilità di collaborazione, si sono create dei gruppi contrapposti che volevano, prima ancora che imporre le loro idee, arrivare ad imporre il loro predominio. Per questo motivo, per dissociarmi da questa suddivisione in bande, mi sono rifiutato di legarmi a qualcuno dei gruppi attivi e mi sono limitato a lavorare individualmente a due progetti, essendo uno dei cinque componenti del gruppo-stampa del Genoa Social Forum e organizzando i Gruppi d’Affinità per l'Azione Diretta Nonviolenta. Tirando le somme della mia esperienza penso di poter essere soddisfatto. Infatti, per quanto riguarda il lavoro con la stampa, nonostante l'ostilità di molti giornalisti nei confronti di altri componenti del gruppo, sicuramente l’esperienza del G8 è stata l'occasione in cui la stampa e i media in generale hanno avuto più attenzione rispetto ai temi del movimento, riconoscendogli un rispetto tale da indurre il coraggio di superare l'usuale autocensura sulle violenze che ha subito ad opera delle forze di polizia, e mantenendo tale attenzione anche in seguito. Riguardo ai Gruppi d’Affinità, per quanto la loro azione fosse abbastanza limitata da un punto di vista dell'efficacia, sono stati gli unici manifestanti che hanno raggiungo lo scopo che si erano prefissi cioè bloccare completamente un varco della zona rossa, quello di Portello, per tutta la giornata senza che vi fossero violenze di alcun genere, riuscendo anche a tenere lontani i black block dalle zone dove loro erano presenti. In altre parole, se tutti i manifestanti avessero fatto lo stesso, il G8 sarebbe stato realmente bloccato e probabilmente nessuno sarebbe morto o si sarebbe anche solo ferito.&lt;br /&gt;Quindi, personalmente, potrei ritenermi soddisfatto. Ma l’esperienza nel Genoa Social Forum ha avuto anche degli aspetti negativi che purtroppo si continua a nascondere o a trascurare e che invece sarebbe opportuno prendere in considerazione per far crescere la capacità critica e assertiva che ormai sono molto assopite anche all’interno del movimento. In primo luogo la visione verticistica e gerarchica delle strutture politiche. In secondo luogo i personalismi e gli arrivismi di alcuni. In terzo luogo la divisione per bande per la quale il gruppo viene prima dello scopo comune. Sono tre aspetti che sono ovviamente legati tra loro dall'unico tema della gestione del potere che dovrebbe essere affrontato e sperimentato all'interno del movimento per arrivare a fare anche su questo aspetto delle valide proposte alla società tutta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/5622933333097024468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=5622933333097024468' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/5622933333097024468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/5622933333097024468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/il-mio-g8-e-la-gestione-del-potere-nel.html' title='Il mio G8 e la gestione del potere nel movimento'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-9102006719572662714</id><published>2008-03-15T19:10:00.002+01:00</published><updated>2008-03-20T19:59:11.429+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conflitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><title type='text'>Nonviolenza e conflitto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La nonviolenza non ha paura del conflitto, anzi, in molte situazioni lo "crea", soprattutto in quelle situazioni in cui la tranquillità cerca di nasconderlo, perché spesso i conflitti ci sono ma sono nascosti. La nonviolenza "crea" conflitto nel senso che lo rende evidente, lo fa diventare una questione con cui tutti devono avere a che fare, sia quelli che preferiscono non vederlo, sia quelli che lo nascondono. Il nonviolento è necessariamente un rompiscatole, perché rompe le scatole non solo a chi fa direttamente la violenza, ma anche alla stragrande maggioranza che la accetta e fa finta di non vederla. Quindi scegliere di essere nonviolenti, e non limitarsi semplicemente a non essere violenti, significa andare ad impelagarsi in un bel po' di problemi, anche rischiando di perdere quella tranquillità che uno potrebbe avere rientrando tra quelli che la violenza altrui "non la vedono". Sicuramente la nonviolenza affronta il conflitto e in alcune situazioni lo evidenzia, lo fa esplodere con lo scopo di cercare una soluzione che può essere sia una ri/soluzione sia una dis/soluzione. Il conflitto ha varie possibilità di evolvere e purtroppo, molte volte, proprio per il fatto che viene nascosto, continua. Invece è proprio dall’affrontarlo, dal farlo maturare, che si può riuscire a farlo emergere e possibilmente farlo finire.&lt;br /&gt;Il conflitto, quando viene affrontato, può essere risolto trovando una soluzione valida per tutti ma altre volte può semplicemente dissolversi perché il motivo del confitto non era sostanziale, spesso era solo motivato da una incomprensione o da un fraintendimento, e quindi, facendolo emergere, è possibile semplicemente superarlo riconoscendone l'infondatezza e trasformandolo in una occasione di dialogo.&lt;br /&gt;In ogni caso la nonviolenza ha a che fare con il conflitto, anche se non per questo deve portare necessariamente ad un vita di conflitto. Spesso si pensa che non affrontando i conflitti si vive più tranquilli ignorando le tensioni che i conflitti generano anche a chi nel conflitto ha una posizione predominante. La nonviolenza permette anche una vita in cui dal conflitto si esce positivamente recuperando le situazioni di tensione e facendole diventare situazioni positiva. Affrontare il conflitto in maniera nonviolenta può migliorare anche la propria qualità di vita, assieme a quella altrui. Ma per fare emergere i conflitti spesso è necessario arrivare all’azione. Di nuovo arriviamo al dualismo tra pensiero ed azione, tra teoria e pratica. Non ci si può solamente limitare a discutere, diffondere informazione, diffondere conoscenza, è necessario in molte situazioni passare all’azione. È vero che la sensibilizzazione, la divulgazione e l’informazione fanno crescere la sensibilità e sono molto importanti, anche all’interno delle iniziative nonviolente, proprio per aumentare la capacità dell’ambiente di risolvere il conflitto, ma in molti casi non è sufficiente ciò che le singole persone che si sono sensibilizzate faranno di conseguenza. Il fatto che persone che hanno recepito la sensibilizzazione agiscano di conseguenza è positivo ed auspicabile ed utile ad evitare conflitti futuri, ma, soprattutto nelle situazioni di conflitto evidente, spesso non è sufficiente. È quindi necessario arrivare ad un azione che sia concreta, specifica e mirata al conflitto stesso. Questo è il punto più delicato perché la nostra educazione da centinaia di anni se non da millenni, prevede che l’ azione nel conflitto è necessariamente un'azione di tipo violento tanto che spesso il termine conflitto viene equiparato a quello di violenza.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/9102006719572662714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=9102006719572662714' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/9102006719572662714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/9102006719572662714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/nonviolenza-e-conflitto.html' title='Nonviolenza e conflitto'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-4481991372313677910</id><published>2008-03-15T18:59:00.002+01:00</published><updated>2008-03-15T19:02:20.881+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='legalità'/><title type='text'>Nonviolenza e legalità</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L'azione diretta nonviolenta, di per sé, non rispetta necessariamente la legalità. È un' azione rigorosamente obbediente, nel senso che obbedisce, per esempio, al principio di giustizia, alla propria coscienza, ma le leggi umane, come troppe volte si può constatare, non sono intrinsecamente giuste. Per cui l’azione nonviolenta è obbediente rispetto alla base del nostro credere, ma può essere disobbediente alle leggi umane. Tra chi contesta i "disobbedienti" affermando che disobbedire alle leggi è inaccettabile ci sono molti che spesso in auto superano i limiti di velocità o evadono normalmente le tasse "perché se dovessimo dar retta a tutte le leggi non si potrebbe campare". Se uno è così rigorosamente fautore della legalità lo dovrebbe essere sempre, altrimenti è pura ipocrisia. L’illegalità è una cosa che può rientrare benissimo nell’azione nonviolenta e soprattutto quanto più la legge è ingiusta quanto più disobbediente dovrebbe essere la nonviolenza.D'altra parte, l’essere per forza disobbedienti è un aspetto infantile legato al pensare di affermare la propria esistenza solo disobbedendo al potere che si ha davanti, ma questo significa che ci si sta relazionando al potere in una situazione di sudditanza, far dipendere la propria esistenza da una negazione invece che da una affermazione, come il bambino che deve affermare la propria identità dissociandola da quella dei genitori. Se questo è un meccanismo naturale nel bambino che sta cominciando un proprio cammino di identità, a livello adulto diventa patologico. Una persona matura è perché è, non perché riesce a dimostrare ad un potere più forte di lui che non lo sta soggiogando.Per cui, la nonviolenza può anche essere disobbediente, illegale ma non lo deve essere per forza.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/4481991372313677910/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=4481991372313677910' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/4481991372313677910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/4481991372313677910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/nonviolenza-e-legalit.html' title='Nonviolenza e legalità'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-6848376354780499129</id><published>2008-03-15T18:54:00.002+01:00</published><updated>2008-03-15T19:01:43.138+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><title type='text'>Formazione alla nonviolenza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Un aspetto importante è che l’azione nonviolenta deve essere preparata: ci vuole un'educazione che permetta di saper agire anche in situazioni di tensione, di paura, in situazioni difficili anche di tipo relazionale e deve essere un' azione efficace, deve far progredire la situazione verso la soluzione del conflitto, altrimenti è meglio evitare di agire del tutto.&lt;br /&gt;Purtroppo raramente si fa una verifica delle azioni fatte, su quello che hanno ottenuto positivamente e negativamente. Si dà per scontato che le azioni fatte sono le migliori che potevano essere fatte e quindi non si va a verificare se l'azione è stata almeno parzialmente positiva o se invece non è stata perfino negativa, creando, ad esempio, situazioni di incomprensione che prima non c’erano. Molte volte vengono definite nonviolente delle azioni che sono prettamente delle azioni personali, che non sono fatte per agire nel conflitto, ma servono fondamentalmente per placare l'ansia e la paura di qualcuno. Per cui sono delle azioni che sono autoreferenziali, non influiscono sul conflitto se non marginalmente e da un punto di vista inibiscono la nostra giusta aggressività, ci autogiustificano. Un azione nonviolenta dovrebbe invece agire realmente nel conflitto, essere efficace rispetto al conflitto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/6848376354780499129/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=6848376354780499129' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/6848376354780499129'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/6848376354780499129'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/fornazione-alla-nonviolenza.html' title='Formazione alla nonviolenza'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-2759182948835696870</id><published>2008-03-15T18:27:00.004+01:00</published><updated>2008-03-15T19:00:45.708+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='violenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><title type='text'>I vantaggi dell'azione nonviolenta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La nonviolenza richiede la capacità d’agire direttamente all’interno del conflitto. Fin da piccoli noi veniamo educati, dai nostri genitori, dalla società, dalle relazioni che abbiamo, ad affrontare il conflitto in una maniera violenta acquisendo a poco a poco un addestramento sopraffino. Ma veramente pochi ricevono un addestramento all'azione che non sia violenta per agire nel conflitto. È un tipo di azione che, probabilmente, se la imparassimo fin da piccoli, sarebbe ancora più facile da imparare che l’azione violenta perché non è poi così facile agire nel conflitto violentemente. Come la violenza si impara poco a poco (e la nostra società è bravissima ad insegnarcelo), anche la nonviolenza richiede del tempo per essere imparata, e come la violenza si impara praticandola, anche la nonviolenza si impara dall'esperienza. Ma come molte volte non si riescono a risolvere i conflitti con la violenza, anche la nonviolenza può non riuscire nella soluzione del conflitto. D’altra parte, se si è addestrati, con la nonviolenza si può pensare di risolvere il conflitto non sconfiggendo l’altro ma dando una soluzione valida per tutti, e si riesce ad eliminare il problema perché si leva la motivazione all’altro di cercare di riaccendere il conflitto. Al contrario, dato che la modalità violenta considera il conflitto "risolto" quando uno schiaccia l’altro, ci sarà qualcuno che cercherà, proprio per gli aspetti di aggressività naturale, di recuperare e ribaltare la propria posizione di inferiorità e quindi il conflitto non sarà risolto ma resterà solo latente fino a che, prima o poi, riesploderà. L'unica maniera per "risolvere" violentemente il conflitto è eliminare fisicamente l'altro, il diretto interessato e tutti coloro che sono in relazione con lui. Come può succedere che con la nonviolenza non si riesce a risolvere il conflitto, altrettanto facilmente, se non più facilmente, con la violenza non si riesce a risolvere i conflitti. Se, con la nonviolenza, si riesce a risolvere dei conflitti è di solito in una maniera stabile, mentre invece il conflitto "risolto" in maniera violenta è apparentemente risolto solo in modo instabile.&lt;br /&gt;D'altra parte nella gestione nonviolenta dei conflitti il livello di sofferenza per tutte le parti in causa è decisamente minore rispetto ad una gestione violenta. E se poi non si riesce a trovare una soluzione definitiva e completa almeno si sono ridotte le sofferenze. Al contrario con un approccio violento al conflitto in molti casi perfino chi vince subisce tali sofferenze da far preferire di non aver mai affrontato lo scontro. All'invasione da parte delle truppe sovietiche in Ungheria si rispose con la violenza e in Cecoslovacchia con la nonviolenza. In entrambe i casi l'occupazione rimase ma in Cecoslovacchia morirono poche decine di persone contro le 56000 morte in Ungheria. In Palestina la prima Intifada, in cui il massimo della violenza della resistenza erano pietre lanciate da ragazzini, era quasi riuscita ad ottenere una buona parte delle richieste palestinesi ma la provocazione di Sharon che attraversò la Spianata delle Moschee riuscì a far scatenare una reazione violenta che ha dato modo agli israeliani di schiacciare negli anni successivi le rivendicazioni palestinesi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si può quindi capire che la nonviolenza conviene anche solo da un punto di vista pragmatico, non necessariamente per una scelta etica o morale, nel senso che è una modalità di gestione del conflitto che risolve più problemi a un costo inferiore per cui non sembra ragionevole continuare ad usare la modalità violenta; il problema è che quella violenta è una modalità che ormai noi abbiamo acquisito e che fa parte di noi, mentre invece quella nonviolenta normalmente non la acquisiamo durante la nostra vita, soprattutto nelle società del nord del mondo, visto che in altre società un approccio nonviolento è più connaturato alla cultura locale. A questo punto per trovare dei percorsi nonviolenti per risolvere i conflitti bisogna lavorare su di noi, come singoli e come collettività, recuperando quello che non abbiamo imparato e tralasciando, disimparando, quello che abbiamo imparato nel campo della violenza. Questo comporta del tempo, del lavoro su noi stessi e sugli altri, proprio perché non basta affrontare la nonviolenza da un punto di vista puramente personale. Per arrivare a compiere delle azioni nonviolente bisogna riuscire ad avere una capacità di autocontrollo che non è semplicemente reprimersi, ma sapersi controllare, saper limitare la propria risposta aggressiva in alcune situazioni, ma in altre situazioni invece stimolarla, per esempio per superare situazioni di depressione, di paura o di pigrizia anche indotte dal contesto, proprio per arrivare ad agire ed affrontare realmente il conflitto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/2759182948835696870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=2759182948835696870' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/2759182948835696870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/2759182948835696870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/i-vantaggi-dellazione-nonviolenta.html' title='I vantaggi dell&apos;azione nonviolenta'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-3335000017834216712</id><published>2008-03-15T18:06:00.002+01:00</published><updated>2008-03-15T18:24:42.767+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='violenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><title type='text'>Violento o nonviolento?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il mio modo di vedere la nonviolenza non è un qualcosa di ideologico, parte da dei valori ma è qualcosa che matura di giorno in giorno, è qualcosa con cui ti confronti, con cui hai a che fare per riuscire a capire ogni volta qual’è il percorso migliore. È una direzione da seguire con alcuni paletti più precisi a cui fare riferimento ma che mi richiede ad ogni passo di scegliere dove mettere il piede. Le cose non sono necessariamente violente o nonviolente: posso spaccare la testa di qualcuno con un utilissimo martello o  salvargli la vita con un coltello affilatissimo. Neanche le azioni sono di per sé violente o nonviolente. In un quartiere di Genova, ad esempio, hanno organizzato azioni ritenute prettamente nonviolente come la raccolta di firme, i cortei, i digiuni, per impedire con motivazioni razziste l’installazione di un campo nomadi. Quindi azioni "nonviolente" per scopi decisamente "violenti". Ma, come dicevo prima, anche uno sculaccione ha valore diverso in contesti diversi.  Penso sia necessario stare attenti a non dare dei timbri, ma bisogna cercare di affrontare le cose ognuna per quel che è, cercando di capire ogni volta; questo richiede fatica, anche del tempo, perché bisogna farsi un'idea, informarsi, e questo può anche significare che a cinquanta anni o anche a cento non si sa dire alla prima battuta cosa è giusto e cosa è sbagliato. Però è l’unica maniera per evitare poi di fare realmente delle violenze magari soltanto perché ad un certo punto si è arrivati a concludere che una cosa è così "e basta" e tutto ciò che avviene dopo lo ignoriamo perché pretendiamo di "aver capito tutto". La nonviolenza è fatta di persone che non hanno "capito tutto" o meglio che sono sicure di non avere già capito tutto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/3335000017834216712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=3335000017834216712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/3335000017834216712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/3335000017834216712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/violento-o-nonviolento.html' title='Violento o nonviolento?'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-6831543869740678038</id><published>2008-03-15T17:44:00.002+01:00</published><updated>2008-03-15T18:06:07.038+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='violenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><title type='text'>Violenza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;A questo punto bisognerebbe addentrarsi nella definizione del termine violenza: provo sommariamente a darne una, tra le tante, che penso sia come molte altre discutibile, ma che mi sembra tenga correttamente conto di aspetti etici, fisiologici, psicologici e sociali. Fare violenza è creare deliberatamente sofferenza fisica e morale in altri al fine di imporre ad altri il proprio vantaggio o di raggiungere la propria gratificazione.&lt;br /&gt;Per questo la nonviolenza non esclude di usare strumenti che, ad esempio, costringono l'avversario. Magari non lo costringono con la forza fisica ma, ad esempio, con la forza psicologica: ai tempi in cui a Genova c’era la campagna contro la Mostra Navale Bellica, che era una mostra-mercato di sistemi d'arma, i manfestanti impedirono l’accesso alla mostra ai visitatori costringendoli, nel caso avessero voluto entrare, a scavalcare i loro corpi. Tutto è iniziato nell'82: in dodici persone volantinarono davanti all'accesso della mostra. Di anno in anno si è creata una campagna vera e propria che, partendo da una notevole attività di sensibilizzazione e quindi una crescita della città e arrivando all'azione diretta nonviolenta durante i giorni della mostra, ha portato nel 89 all’ultima edizione della mostra. Durante le azioni di blocco ci eravamo dati l'obiettivo di impedire l’accesso alla mostra ma alcuni ci obiettavano che impedire a qualcuno di entrare era fargli una violenza, se non fisica, perché nessuno veniva toccato, almeno psicologica, perché li intimorivamo con la nostra presenza. Chi entrava era libero di passare ma per far quello doveva fare del male ai manifestanti camminando loro addosso e questa era vista da alcuni come una violenza psicologica nei suoi confronti, una violenza che poteva shockarlo, creargli disagio, poteva in qualche modo turbarlo. La considerazione era che quel disagio, quella sofferenza servivano a farlo riflettere sulla sofferenza incommensurabilmente maggiore creata dalle armi che andava a trattare nella mostra, l'azione non era fatta per evitare la sofferenza dei manifestanti (che per altro, se decideva di passare, aumentava), né per sconfiggerlo e danneggiarlo a vantaggio di chi gli impediva il passaggio, ma per far riemergere la sua umanità e per questo non era da considerare una violenza.&lt;br /&gt;Molte volte si abusa del termine violenza: come dicevo prima, per superare un conflitto a volte è necessario lo scontro e questo vuol dire avere a che fare con una realtà sgradevole. Molte volte si accusa di essere violento un atteggiamento sanamente aggressivo e molte altre invece si giustificano e si assecondano comportamenti molto violenti magari solo perché non lo sono in maniera evidente. Bisogna riflettere ogni volta sulle singole situazioni. Per esempio alcuni ritengono che dare una patta sul sedere ad un bambino sia una violenza inaudita, ma penso che dipenda molto dalla situazione. Se lo sculaccione gli arriva per il fastidio dato da un genitore stanco che non ha voglia di dare tante spiegazioni è un conto, mentre se lo sculaccione arriva, magari sul pannolino, da un genitore serio e concentrato dopo che il bambino è scappato attraversando la strada senza guardare può essere invece un’ottima occasione per farlo riflettere senza conseguenze negative, per esempio, sul pericolo che lui ha corso. In quel caso la patta non è una vendetta, non è data per dare dolore, ma crea un canale di comunicazione che altrimenti difficilmente potrebbe essere altrettanto forte.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/6831543869740678038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=6831543869740678038' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/6831543869740678038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/6831543869740678038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/violenza.html' title='Violenza'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1664210377861432493.post-3028116566930437900</id><published>2008-03-15T17:12:00.005+01:00</published><updated>2008-05-06T11:39:20.628+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nonviolenza'/><title type='text'>Nonviolenza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Quello che posso dire qui sulla nonviolenza è solo il mio punto di vista, quello che io penso, perché sul tema della nonviolenza ci sono molti punti di vista che possono anche risultare molto diversi tra loro su alcuni argomenti.&lt;br /&gt;L’unica cosa che forse viene condivisa da coloro che parlano di nonviolenza è che nessuno può pensare di avere la verità in tasca. Questo significa che all’interno degli ambienti che si rifanno al concetto di nonviolenza ci sono le posizioni più diversificate, quello che si intende per nonviolenza è estremamente variegato, oggi ancora più che nel passato. Rispetto ad alcuni anni fa, c'è stato un cambiamento che da un lato è positivo e dall’altra è negativo: il termine nonviolenza è entrato nel linguaggio quotidiano, in politica è perfino diventato un termine rivendicato da più parti mentre soltanto dieci anni fa c’era un solo partito che timidamente utilizzava questo termine nei propri programmi. Ora come ora tutti quanti "sono" nonviolenti e questo implica che il termine si è esteso, ha aumentato i suoi significati, ma ha anche diminuito la sua definizione: come una coperta che viene tirata da tutte le parti il termine "nonviolenza", a seconda di chi lo tira, copre cose diverse e in maniere diverse.&lt;br /&gt;Per questo motivo quello che scriverò sarà in quest’ottica: anche quando sembrerà che parli in termini assoluti starò solo scrivendo del mio modo di vedere la nonviolenza, che deriva dalle mie esperienze e dalle mie riflessioni.&lt;br /&gt;La prima cosa che penso sia importante dire è che la nonviolenza non è soltanto pratica e non è soltanto teoria. Nella nonviolenza si cerca di superare le contrapposizioni, che spesso banalizzano la realtà. Per esempio, anche se sembra normale che in un conflitto si cerchi di vincere, se non si ha paura a uscire dagli schemi ci si rende conto che vincere implica la sconfitta dell'altro e la sconfitta dell'altro implica la continuazione del conflitto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La teoria non è indipendente dalla pratica, perché la teoria e la pratica spesso si rincorrono. Questo, per esempio, implica una cosa ben precisa: mentre per molti che si limitano ad una visione teorica la nonviolenza dovrebbe essere ciò che rifugge lo scontro perché è violento, se si cerca di mettere in pratica la teoria ci si rende conto che in molte situazioni si deve arrivare a scatenare lo scontro. Purtroppo anche in Italia ci sono molti che si definiscono nonviolenti solo perché non sono in grado di essere violenti e quindi giustificano la loro incapacità a reagire alla violenza definendola nonviolenza. Io non penso che la nonviolenza sia ciò che fanno quelli che non riescono ad essere violenti. In effetti la nonviolenza è di chi violento saprebbe e potrebbe esserlo benissimo ma sceglie di non esserlo. Se io so essere violento e scelgo di non esserlo è perché veramente so cosa sto scegliendo; se io non so essere violento non so neanche cosa sto scegliendo e spesso neppure capisco realmente la differenza tra violenza e nonviolenza.&lt;br /&gt;Con una visione più disincantate della nonviolenza, con un approccio meno ideologico ma più scientifico, si può riconoscere nell’aggressività un qualcosa di estremamente positivo. Di solito quando una persona mostra un atteggiamento aggressivo, reattivo, lo si considera subito come violento e quindi il suo comportamento viene squalificato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma questo è un equivoco.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Essere aggressivi (dal latino "ad gredior": vado verso) significa affrontare il problema, significa, per esempio, reagire ad una sofferenza non solo individuale ma anche sociale, reagire all’ingiustizia. Quindi da questo punto di vista la nonviolenza è aggressione, o meglio, è una forma di aggressività che riesce ad utilizzare strumenti che cercano di evitare la sofferenza evitando per quanto possibile di far soffrire l’altro, in altre parole che non gli fanno violenza. L'aggressività è quella sana energia che permette alla specie umana di progredire reagendo alle difficoltà senza sprofondare nella depressione. Perfino il guizzo dell'antilope è una risposta aggressiva all'attacco della leonessa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;(C) Carlo Schenone&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/3028116566930437900/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1664210377861432493&amp;postID=3028116566930437900' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/3028116566930437900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1664210377861432493/posts/default/3028116566930437900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.schenone.net/pensieri/2008/03/nonviolenza.html' title='Nonviolenza'/><author><name>Carlo Schenone</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08267196272378241780</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>