Pensieri circolari

se i pensieri vanno dritti spesso sbagliano mira

8/10/2008

Sinergie

Visitando il Museo del Mare di Genova fa bella mostra di sé l'Affresco di Renzo Piano che prevede la completa ristrutturazione dell'area a mare di Cornigliano. In questo periodo si sta anche valutando come utilizzare le aree dell'ILVA dopo la loro trasformazione.
In ogni caso da nessuna parte si sente parlare di un intervento che ad un costo bassissimo potrebbe dare un notevole vantaggio alla città. Nella ridistribuzione degli spazi dell'ILVA sarebbe possibile realizzare con un costo minimo un collegamento ferroviario diretto all'Aereoporto.
Un tale minimo intervento, fattibile senza interferire con nessuna attività attualmente esistente, integrandosi con la ristrutturazione del nodo ferroviario genovese, consentirebbe di integrare l'Aereoporto di Genova nella rete degli aeroporti "milanesi" con tempi di collegamento con mezzi pubblici paragonabili a quelli di Malpensa e Orio al Serio, soprattutto se si arriverà alla realizzazione della nuova linea veloce di valico, ma con una minore vulnerabilità meteotologica dello scalo ligure. Se treni Milano-Genova concludessero la corsa all'aereoporto la disponibilità di voli su Genova potrebbe aumentare notevolmente e ciò renderebbe ragionevole un incremento di corse tra le due città.
Un analogo intervento all'Aeroporto di Pisa, che lo collega ogni mezz'ora al centro di Firenze in un'ora, lo ha fatto diventare uno dei più importanti scali aerei italiani, creando una sinergia che ha fatto convergere su Pisa investimenti e servizi.
A volte basta poco per ottenere molto. Dipende se l'interesse che spinge è o no il bene comune.

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Mani alzate

Purtroppo la distanza non mi permette di partecipare alle azioni della Campagna No Dal Molin e mi devo limitare a leggere i resoconti altrui.
Se da una parte trovo molto valido il cammino che la Campagna contro il Dal Molin sta facendo, mettendo in campo azioni non solo simboliche ma vere Azioni Dirette Nonviolente (ADN) con creatività e determinazione, ho delle perplessità su alcune modalità di azione.
Non so che formazione abbiano avuto le persone che partecipano all'azione, so solo che hanno fatto formazione anche con persone ritenute molto esperte riguardo all'ADN, ma mi pare di vedere ugualmente delle modalità su cui si è riflettuto poco.
Partendo dal resoconto dell'ultima azione di blocco della stazione di Vicenza a conclusione della fiaccolata, se da una parte è molto valida l'azione"situazionista" che raggiunge lo scopo arrivando a occupare i binari per una via secondaria rispondendo dinamicamente alla struttura militare (e quindi statica) delle foze dipolizia, ecco riapparire la mani alzate durante la manifestazione.
La prima volta che sono apparse è stato in una data decisamente infausta, il G8 di Genova. Non so in allora chi ebbe l'idea di andare incontro alla polizia a mani alzate (a volte dipinte di bianco). Avvenne in Piazza Manin dove coloro che facevano riferimento alla nonviolenza che non avevano però avuto nessuna preparazione all'ADN vennero spazzati via dalla violenza di blackblock e polizia. Avvenne durante il corteo del giorno successivo dove vecchi e bambini furono minacciati e colpiti da agenti senza più nessun controllo. Non avvenne in Piazza Portello dove invece altri gruppi con una esperienza di ADN che avevano anche fatto formazione sul tema hanno tenuto l'unico blocco totale che ha avuto successo per tutta la giornata senza subire la violenza né dei black block né della polizia. Se si è vissuto e si studiano le ADN, risulta evidente che il segnale delle mani alzate è un segno di sottomissione che ha lo scopo di disinnescare la violenza di chi attacca se questo ha specularmente paura della violenza che potrebbe subire. Nello scontro in cui le braccia (e le armi) si protendono contro l'altro, il segnale delle mani alzate significa "non ho più intenzione di farti del male", e questo leva il motivo all'attaccante di continuare la sua azione violenta. Nel caso dell'ADN, però, la lettura è del tutto opposta. Nell'ADN chi attacca in maniera violenta non deve sentirsi minacciato da chi fa l'azione e se lo fa è su istigazione o magari sotto l'effetto di alternazioni psicologiche. In ogni caso non c'è inibizione della violenza a causa della paura di subire violenza, ma per una alterazione del rapporto vittima carnefice. Alzare le mani in un caso simile vuol dire riconoscere all'altro, a chi sta facendo violenza, il pieno potere su chi alza le mani, una rinuncia alla propria dignità e ai propri diritti, un affidarsi completamente, come animale sacrificale, all'arbitrio dell'altro. Se invece le mani vengono alzate da una folla che avanza, poi, questo segnale viene trasformato in un segno di minaccia, perché avanzare con le mani alzate contro e non semplicemente verso l'altro trasforma il segnale inibitore della violenza in un segnale di minaccia, rendendolo quindi ambiguo e in altre situazioni non più efficace per inibire la violenza. Altre sono le posture e gli atteggiamenti da tenere durante l'ADN. Ognuna ha un suo significato ed effetto ed è importante tenerne conto e per lo meno avere l'attenzione di riflettere sugli errori passati per evitarne in seguito. L'ADN può avere una componente di sacrificio dove si può anche prevedere di subire violenza, ma deve essere una cosa previste e a cui si è preparati (e non penso che i bambini e le nonne di Vicenza prevedessero di ricevere delle manganellate). Altrimenti si rischia quello che forse è stato il più devastante effetto a catena del G8 di Genova, l'allontanarsi delle persone dall'azione per la paura di trovarsi in situazioni in cui non ci si sente preparati. Adesso la paura dell'imposizione nella vita dei cittadini come a Vicenza, in Valsusa o in altre parti ancora ha nuovamente risvegliato dopo anni la consapevolezza della necessità dell'azione diretta, ma bisogna fare attenzione a non farla svanire sotto le manganellate della polizia.
Penso sia importante riflettere anche sulle modalità concrete di azione. Facendo formazione all'ADN si cerca di solito di affrontare in maniera ragionata anche sugli aspetti psicologici e relazionali perché ne sono componente essenziale. Sicuramente negli ultimi anni il tema della formazione all'ADN e ancor più della formazione dei formatori non è stato affrontato correttamente. Ancora di più quello della relazione tra formazione e ADN. Penso sia importante invece riprenderlo per dare piena efficacia all'ADN come strumento di lotta politica.

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5/16/2008

Passare all'azione

Mi domando cosa ancora dovremo aspettare noi persone che hanno a cuore i diritti e la giustizia prima di passare all'azione.
E quando parlo di passare all'azione non mi riferisco all'azione politica o all'azione culturale, ma mi riferisco all'azione diretta, quella nonviolenta. Sempre che si abbia chiara la differenza tra le prime e la seconda.

I razzisti e gli sfruttatori, sentendosi anche le mani slegate dalla tornata politica nazi-fascista che sta avanzando non aspettano a passare all'azione diretta, bruciano campi nomadi, ammazzano ragazzi col codino, fanno ronde coi bastoni. Noi continuiamo a parlare di come fare, facciamo analisi, ci indignamo. Ma poi facciamo banchetti, petizioni, firmiamo appelli per chiedere ad altri di agire, ma non agiamo. Aspettiamo che siano le istituzioni a dare delle risposte, e queste, al contrario, con la loro impotenza o la loro connivenza, fanno sentire quelli sempre più con le mani slegate.

Sarà che De André cantava
"Lottavano così come si gioca
i cuccioli del maggio, era normale,
loro avevano il tempo anche per la galera
ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia la stessa primavera..."
ma noi siamo senza più "cuccioli" che hanno il tempo anche per la galera. Li abbiamo lasciati fagocitare dalle curve ultras per cercare uno scontro che in famiglia non c'è più, li abbiamo lasciati educare dalla tv di Sgarbi e del Grande Fratello "che oggi sono stanco e non ho voglia di problemi", li abbiamo lasciati dormire nelle loro stanzette "meglio lì che per strada".
Oltre una certa età si riescono a organizzare conferenze e partiti ma per l'azione diretta serve energia, serve intraprendenza.

Così ci siamo fatti terra bruciata dietro, e continuiamo a parlare di come fare, facciamo analisi, ci indignamo. E poi facciamo banchetti, petizioni, firmiamo appelli per chiedere ad altri di agire, ma non agiamo.
Per un po' ho sperato che i giovani non venissero alle nostre riunioni perché avevano le loro, e mi sono messo a cercarli, ma non li ho trovati, se non rare perle. Non penso che si nascondano, lo spererei.
Li abbiamo abbandonati nella loro precarietà che li incattivisce e li rende cinici senza riuscire ad essere credibili.

Ma se non ci sono i giovani ad agire (o se ci sono, sono a rompere e spaccare) chi altri potrà agire?
Come i lillipuziani di piazza Manin che alzavano le mani sperando che la polizia li difendesse dal black block ci arrendiamo?

La vedo bigia!

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5/01/2008

Dimmi quanto dichiari e ti dirò chi sei

Beppe Grillo ha definito quello di Prodi "governo degli imbelli, presuntuosi e deficienti" perché ha messo sul web, come atto finale prima di lasciare il posto al governo Berlusconi, i redditi dichiarati da tutti i contribuenti. Penso che l'ultimo governo Prodi sia stato forse l'unico (e l'ultimo) governo che negli ultimi anni ha provato a dare un senso alla parola legalità. E la legalità deriva per prima cosa dalla trasparenza, molto più che dalla repressione.
Appena è stata fatta una legge per la trasparenza, subito è stata annullata dall'ipocrisia della cosiddetto diritto della privacy.
Sono convinto che nella convivenza non è col segreto che si difendono i diritti (sempre che sia un diritto diventare ricchi, anzi ricchissimi) ma facendo in modo che nessuno abusi delle informazioni.
In Italia abbiamo degli amministratori geniali che, come a Genova, per evitare gli incidenti alle moto su un tratto di strada, invece di evitare le cause degli incidenti proibiscono il transito alle moto. Come dire che per evitare gli incidenti stradali basta proibire la circolazione o per evitare le morti sul lavoro basta evitare di lavorare. Così per evitare che si abusi delle informazioni sensibili basta permettere di nascondere le informazioni, anche se poi le uniche informazioni che rimangono veramente nascoste, più che quelle dicibile sono soprattutto quelle indicibili, perché di solito le altre, se si hanno i soldi, basta comprarle.
Così io non posso utilizzare un indirizzario raccolto informalmente per informare delle iniziative politiche di una associazione o di un gruppo, ma in compenso il mio indirizzo può essere comprato da una banca a cui sono costretto a dare l'assenso per poter aprire il conto senza il quale nessuno può più scambiare un soldo. Io non posso sapere i dati che permettono al figtlio del notaio di passare avanti a mio figlio nella graduatoria dell'asilo, ma posso ricevere ogni sabato due o tre telefonate con l'operatore che mi dice "Lei è il signor Carlo? vorrei proporle una offerta".
Ma la cosa più "anomala" è che Grillo, il paladino della trasparenza, si inalberi perché sul web è possibile sapere che guadagna 4 milioni di euro. Quando ero consigliere comunale c'erano leghisti che facevano gli spedizionieri che denunciavano redditi da fame pur avendo cellulari e macchinoni ma si scandalizzavano che gli zingari potessero avere il telefonino pur essendo poveri, cosa che, secondo loro (i leghisti), testimoniava della loro (degli zingari) vita illegale.

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4/28/2008

Ecologia, nonviolenza e femminismo?

Nelle settimane scorse si è messo in moto un processo che ha portato alla formazione di una "RETE di donne e uomini per l'ECOLOGIA, il FEMMINISMO, la NONVIOLENZA".

Con tutto il rispetto per le femministe, le prime due discriminanti della rete mi trovano affine, direi quasi che mi attirano, ma la terza mitrova parecchio distante. Non sono e non intendo diventare femminista comenon sono e non intendo diventare maschilista o calvista o occhiocelestista, anche se nelle categorie dei maschi, dei calvi e dei cerulei io rientri a tutti gli effettiperché non trovo corretto discriminare, cioé distinguere, trattare diversamente,le persone sulla base delle loro caratteristiche fisiche. Lascio a voi definire la discriminazione basata su aspetti fisici.Con questa frase mi attirerò sicuramente le ire e l'indignazione di molti, ma non vorrei che questa mia affermazione venisse presa come una provocazione o peggio come una battuta. Non voglio negare le differenze, non voglio negare che nella nostra società vi siano discriminazioni sulla base delle caratteristiche fisiche, siano esser il colore della pelle o il sesso, ma anzi proprio per questo vorrei evitare di confermare queste anomalie pensando di contrastarle.Mi risulta ovvio che in questo frangente culturale la difesadei diritti delle donne è ancora, e forse ancora di più, una questione cruciale, ma, come esempio per farmi capire, trovo aberrante che i Comuni, anche dietro spinte femministe, attuino"politiche di sostegno alle madri" invece che "politiche di sostegno aigenitori" principalmente perché trovo ghettizzante dare anche nel linguaggioper scontato che sia la donna ad essere aiutata, confermando implicitamenteil pensiero che la cura dei figli è esclusiva competenza delle donne. Equando l'ho fatto notare ad agguerrite femministe neppure si rendevano contoche difendendo i diritti delle donne in quella maniera invece che difendendoi diritti di quelle donne in qualità di genitori realizzavano ciò contro cuiloro lottavano.Se penso che nonviolenza ed ecologismo sono due facce delle stessa medaglia,non altrettanto penso riguardo alle prime due e il femminismo, mi limito apensare alle diversità che all'interno della nonviolenza ci sono semprestate sul tema dell'aborto. Può esserci un femminismo nonviolento come puòesserci una anarchia nonviolenta, ma dare per scontata la contiguità mi pareforiero di difficoltà notevoli in futuro.Vado a prendere e portare i miei figli, faccio da mangiare alla famiglia, mi prendo cura della casa regolarmente ma non sono femminista, come pure vado a lavorare, col mio stipendio contribuisco a mantenere la famiglia, guido la macchina ma non sono maschilista e mi chiedo se anche questa volta mi troverò ad essere un border line,né carne né pesce, mezzo adepto e mezzo rinnegato perché non aderisco a tutte le etichette in cui vengono ristretti i processi politici da chi lancia gli appelli? Mi dispiacerebbe molto anche perché tutto ciò che è scritto nel documento di lancio della Rete lo condivido pienamente, anche l'intenzione di essere contro il maschilismo. :-)

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4/18/2008

Insulti nonviolenti

Uno dei più attivi propugnatori della nonviolenza, il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, nel suo bollettino telematico quasi quotidiano ha apostrofato in un suo scritto (http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2008/04/msg00030.html) coloro che pur richiamandosi alla nonviolenza hanno continuato a suggerire di votare per i partiti della sinistra nonostante questi avessero in passato anche votato a favore del finanziamento delle missioni militari all'estero, arrivando a prendersela con chi.
Devo confessare che la cosa mi ha disturbato, e non poco. Non tanto per i contenuti, che posso in buona parte condividere, quanto soprattuto per i modi, che ritengo decisamente poco nonviolenti.
E dico poco nonviolenti non tanto per gli insulti coloriti di cui è infarcito il messaggio (sono abbastanza grande da non turbarmi troppo a sentire apostrofare altre persone con parole come razzista, prostituto, presuntuoso, imbecille, mascalzone, laido, buffone per quanto le trovi decisamente poco nonviolente) quanto per il fatto che questi insulti sono rivolti anche a persone di cui non si condivide l'operato ma che, almeno in teoria, condividono gli scopi politici dichiarati da Sini. Figuriamoci cosa poteva essere detto dei nemici (pardon avversari).
Questo linguaggio nei confronti di chi fino a pochi giorni prima era compagno di strada ma che ha fatto scelte diverse sul piano politico sono il migliore viatico al deserto e alla distruzione. Ciò che ancora più mi ha disturbato è che queste parole siano venute da una persona che per molti aspetti è un punto di riferimento sulla nonviolenza, una persona che fino a non molto tempo fa sapeva dire con molta dignità anche al più duro avversario le cose senza mai cadere nell'offesa ma rimanendo sempre sul piano dei fatti.
Non so se anche io rientro tra i destinatari degli insulti di Sini, visto che mi interesso di formazione alla pace e alla nonviolenza e in alcuni casi anche dalla cattedra, ma non è per fatto personale che parlo. A me interessa che dopo essere tutti insieme riusciti a cancellare ciò che restava di una rappresentanza istituzionale, invece che tirare fendenti agli altri altrettanto moribondi si cerchi insieme non tanto di capire gli errori degli altri, ma i propri errori, cercando, ognuno con le proprie convinzioni, di trovare delle strategie condivisibili dai più per recuperare una rappresentanza politica non fatta tanto di persone ma di credibilità.
Potrei anche io elencare un necrologio di attività politiche e di "vittorie" sul campo conquistate quando altri erano a disquisire sul sesso degli angeli, ma non penso sia necessario. Serve invece che chiunque abbia qualcosa da dire possa sentirsi libero di farlo senza rischiare le reprimenda e gli insulti di noi "vecchie cariatidi della nonviolenza". C'è nessuno che si è accorto che contrariamente a tutti gli anni passati i voti alla Camera sono ancora più reazionari e fascisti di quelli del Senato? Vogliamo continuare a parlare tra di noi vecchi babbioni dicendoci quanto siamo bravi e quanto sono coglioni tutti gli altri o vogliamo provare a riprendere a parlare con i giovani, sempre meno presenti alle varie manifestazioni, assemblee ma anche azioni dei nonviolenti? Anche per questo mi dedico alla formazione in tutte le possibili forme.
Mi farebbe piacere se democraticamente e nonviolentemente queste righe finissero anche nel notevole flusso di informazioni veicolate dal "Centro di ricerca per la pace" per cercare di riportare la dialettica almeno all'interno degli amici della nonviolenza a livelli più confacenti ai suoi principi. In ogni caso spero che altri si attivino per recuperare una capacità di collaborazione tra diversi che il messaggio di Sini, secondo me, mette pesantemente in dubbio.

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Così imparano!

Mi stupisce leggere in alcuni messaggi di elettori di sinistra delle frasi riferite ai politici della sinistra del tipo "SI SONO scavati la fossa con le loro mani" invece che "CI HANNO scavato la fossa con le loro mani", come se quello che è successo riguardasse solo le vite personali e le carriere dei politici trombati.
In molti messaggi, soprattutto di chi si è astenuto, si leggono frasi come se fossero di persone che stanno osservando la terra dalla luna, dispiaciute che gli italiani abbiano la sfortuna di trovarsi con un governo come quello attuale, disquisendo su chi è colpevole di questo increscioso fatto ma quasi come se le conseguenze di quello che gli italiani (e non solo i loro politici) hanno fatto non riguardino chi parla.
Io probabilmente ho un senso di responsabilità troppo sviluppato, ma se mi vado a schiantare contro un muro con la macchina guidata da un ubriaco senza aver evitato che lui guidasse me la prenderei con me stesso per non avergli impedito di guidare anche se ho provato a farlo e tutto rotto e grondando sangue mi consolerei molto poco (sempre che non sia già morto) a pensare "così il guidatore impara!".
Penso che sia necessario cominciare a pensare delle strategie efficaci (e non solo desiderabili) che permettano a noi tutti di recuperare la possibilità di scegliere sul nostro futuro.

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